La grande Bellezza

9 Settembre, 2020
9 Settembre, 2020 Redazione

Incontriamo Pietro Clarici, destinato, insieme alla sorella Elisabetta, a continuare la grande tradizione imprenditoriale della famiglia Clarici, che da molto tempo agisce con un ruolo primario all’interno della realtà economica folignate.  Pietro da qualche anno si occupa del settore cinematografico, in qualità di responsabile tecnico.

Conoscendoti e avendo avuto modo di collaborare con te  anche come Associazione Chiaroscuro, abbiamo potuto percepire la grande passione che metti nel tuo lavoro. Raccontaci un po’ come è nata questa passione. 

Sono stato sicuramente privilegiato perché sia il cinema che l’azienda agraria sono attività per le quali è facile appassionarsi.  Comunque si è trattato di una evoluzione abbastanza naturale: sia io che mia sorella ci siamo trovati a vivere la realtà dell’azienda sin da piccoli e anche se i nostri genitori ci hanno sempre raccomandato di prendere la nostra strada in modo del tutto autonomo, è stato fisiologico per noi calarci progressivamente nella vita aziendale.  Per quanto mi riguarda, ho cominciato ad avere un mio ruolo significativo a partire dal 2003, ma l’anno di svolta è stato il 2007, quando è stato avviato il grande processo di digitalizzazione. Ho sempre avuto una grande passione per la tecnologia e dunque ho potuto mettere a frutto una serie di conoscenze che ci hanno permesso di partire in anticipo rispetto ad altre realtà anche più grandi della nostra. Siamo stati tra i primi ad avere proiettori digitali e a fare proiezioni in 3D, ed era per noi motivo di orgoglio vedere che gente da Perugia veniva nei nostri cinema per usufruire di queste innovazioni.

 

 

Cinema di qualità, cinema commerciale: come gestite il rapporto tra queste due diverse “anime” del mondo cinematografico?

Noi ci troviamo ad operare in una città di medie dimensioni, con un tessuto culturale ben strutturato , ed essendo gli unici operatori sul campo, dobbiamo per forza intercettare i gusti di un pubblico ampio ed eterogeneo.  Semplificando molto il discorso, potremmo dire che, per poter mettere in cartellone film di qualità e magari un po’ di nicchia, è necessario dare spazio anche a film di più largo consumo. Non dimentichiamo che il cinema è anche attività commerciale e non può sottrarsi alla legge dei “numeri”.  Ma naturalmente,  se parliamo della scelta dei film da proiettare o della durata della loro permanenza in sala, la nostra libertà  è solo parziale:  noi abbiamo rapporti con i distributori cinematografici, con le agenzie che,  “noleggiano” i film e che non solo prendono una percentuale molto considerevole dell’incasso (il 50% e oltre a seconda del film) ma ci impongono dei “pacchetti” in cui accanto al film di sicuro successo ce ne sono altri che siamo costretti a tenere in sala per un determinato periodo di tempo.  Questo a volte ci mette in difficoltà, impedendoci magari di far uscire film culturalmente più interessanti.  Noi cerchiamo di venire incontro ai gusti del nostro pubblico, di soddisfare esigenze diverse.  Per questo ci siamo aperti a progetti che sono partiti dal mondo delle Associazioni cittadine: abbiamo organizzato eventi con Chiaroscuro, abbiamo creato uno spazio ormai radicato che è quello dei “Martedì al cinema”, in collaborazione con la Casa dei Popoli. Insomma, vogliamo essere dei promotori di cultura, accogliendo proposte e istanze che vengono dalla città. Ma tornando al rapporto fra cinema commerciale e di qualità, provo la massima soddisfazione quando   i due piani si trovano a coincidere. Un esempio è stato il film “Parasite” che ha avuto uno straordinario successo, ancor prima di ricevere l’Oscar, al punto tale che abbiamo dato anche due proiezioni in lingua originale coi sottotitoli, portando comunque in sala 60-70 persone.

 

Qual è il rapporto tra tradizione innovazione in una struttura come la vostra, che può vantare origini ormai lontane nel tempo? 

In effetti la nostra azienda è nata in stagioni molto lontane, basti pensare che Il Supercinema è sorto nel 1936, il Politeama nel 1959. È stato importante operare mantenendo equilibrio tra le varie anime della famiglia. A cavallo del terremoto del ’97, è sorta la necessità di una ristrutturazione degli spazi, visto che il modello della monosala si era rivelato ormai inadeguato. Questo per tutte e due i cinema. Il Politeama, ad esempio, nonostante un già avvenuto ridimensionamento, era un’enorme sala da 1200 posti,  un modello non più sostenibile. Avevamo due opzioni: o costruire un multiplex fuori Foligno, in prima periferia (tipo Paciana), oppure vedere se fosse possibile fare qualcosa nel centro storico. Qui la decisione è stata presa da mio padre che ha voluto mantenere un collegamento con il centro e un rapporto diretto con il tessuto vitale della città. Non dimentichiamo che il cinema diventa un catalizzatore ed un elemento di stimolo  anche per altre attività commerciali. È stato dunque mio padre a comprendere, con grande lucidità, che fosse possibile, se non addirittura necessario, conciliare l’inevitabile modernizzazione delle strutture con la permanenza nel centro storico, a differenza di quanto avvenuto in altre città della Regione. Il mio ruolo è stato quello di rimuovere la percezione che un cinema “antico” fosse inevitabilmente un cinema vecchio, ossia scomodo e poco funzionale.  Certo, tutto questo ci ha imposto dei limiti: ad esempio, per una insonorizzazione perfetta, sarebbero stati necessari interventi di muratura che non sempre è stato possibile effettuare. È stato importante, però, mantenere l’anima originale dei nostri edifici, come al Supercinema, dove abbiamo conservato gli affreschi di Carlo Frappi cercando anche un po’ di valorizzarli. Non riesco ad immaginare un Supercinema costruito da zero. Certo, potranno essere necessari altri interventi di ammodernamento, ma saranno fatti senza snaturare la struttura storica originaria.

 

Come è nato il rapporto tra la famiglia Clarici e il cinema?

Io so che il Supercinema è stato costruito dal mio bisnonno, mentre mio nonno ha costruito il Politeama. Ovviamente per informazioni più dettagliate sulla nostra storia, mio padre è la vera memoria storica della nostra azienda, ma alcune testimonianze di chi ha lavorato con i miei nonni e bisnonni, raccontano di una passione che condividevano entrambi. E voglio ricordare che tutte e due le sale nascono anche come teatro.

 

La vostra attività di famiglia inizia con il cinema o nel settore agrario?

Decisamente in ambito agrario, a partire dalla metà dell’800, quando alcuni nostri antenati si trasferiscono da Norcia e poi a Foligno, dopo una breve permanenza a Spoleto. Qui da subito ha inizio una attività molto massiccia di produzione agricola, basti pensare che tutta l’area ora urbanizzata di Sportella Marini era di proprietà della mia famiglia. L’olio occupa subito un posto molto importante e la scelta che fu compiuta, molto innovativa per il tempo, fu quella di gestire in proprio tutte le sequenze della filiera produttiva., dalla raccolta alla commercializzazione. Nel 1874 fu costruito tutto il complesso di via Garibaldi, sulla base originaria di un antico convento. Oltre all’olio c’era anche il vino, con una produzione che è durata fino agli anni 90 del secolo scorso. E per alcuni decenni abbiamo avuto anche un sansificio.  Dunque, una  storia che attraversa sei generazioni e che mia sorella ed io stiamo cercando di continuare. Ora puntiamo forte sull’olio biologico e sulla qualità dei nostri prodotti.

 

Per chiudere, una domanda sul Covid e sulle prospettive per la ripartenza te la dobbiamo fare.

Dal punto di vista della produzione dell’olio abbiamo un piccolo vantaggio per il fatto che gestiamo tutto in proprio e che già da tempo vendiamo in larga parte online. Per quanto riguarda il cinema, naturalmente la ripartenza sarà più lenta e graduale e dovremo puntare molto sulla disponibilità dei distributori. Ma siamo convinti che il rapporto emotivo dello spettatore con lo schermo non sia sostituibile con lo streaming. Ma nell’immediato, visto che siamo già nella stagione estiva, crediamo che occorra puntare sul cinema all’aperto.  Pertanto stiamo già lavorando al recupero della storica arena- giardino del Supercinema, che non è più in attività dal 1994. L’intervento importante da fare è la riduzione dei posti che da 420 passeranno a 98, ma  ad oggi il panorama normativo è ancora incerto. Cercheremo di fare una cosa carina, che possa riportare la gente a godere della bellezza del grande schermo, in un clima di relax e tranquillità.

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