Confini Naturali

7 Settembre, 2020
7 Settembre, 2020 Fabio Luccioli

“Il distanziamento da noi è naturale”. Con questa battuta Donatella Tesei, governatrice dell’Umbria, lo scorso maggio invitava i turisti a visitare il Cuore verde d’Italia in prossimità della riapertura delle regioni post lockdown. Ed in effetti si potrebbe partire proprio da qui per approfondire uno dei fattori che ha influito probabilmente in maniera significativa nel tenere lontano dall’Umbria il Coronavirus: l’isolamento. Per decenni al centro di discussioni politiche, economiche e sociali, il tanto bistrattato isolamento della nostra regione con il resto d’Italia – e quindi del mondo – per una volta ci è tornato utile.  Certo, dire che il Covid-19 ha toccato marginalmente la nostra regione solamente per via dell’isolamento sarebbe riduttivo e non renderebbe nemmeno merito a chi ha combattuto in prima linea l’emergenza nei giorni caldi della pandemia.

Ma è altrettanto vero che l’assenza di grandi metropoli e di vie di comunicazione degne di questo nome ha giocato un ruolo determinante nel tenerci lontano dal virus. Con i suoi 900mila abitanti scarsi, la popolazione di tutta l’Umbria è un terzo della sola città di Roma, nonché tra le regioni meno densamente popolate d’Italia. Alle grandi città l’Umbria sostituisce i piccoli borghi, molto spesso poco abitati, con una popolazione decisamente stanziale. E nei confronti di un virus che si trasmette quando il distanziamento tra le persone è minimo, l’annoso isolamento umbro può essere stata una delle armi vincenti. Ma veniamo ai numeri dei giorni “caldi” dell’emergenza. Il picco del contagio nella nostra regione ha rispecchiato un po’ quanto si è visto a livello nazionale, con la vetta più alta toccata verso fine marzo. Per essere precisi, il picco in Umbria è stato toccato il 26 marzo, con 92 contagi accertati in un solo giorno. Da lì, la continua discesa intervallata ancora per un paio di settimane da qualche leggero picco. Ma già da metà aprile i contagi da Coronavirus sono stati quasi inesistenti, arrivando ad un trend prossimo allo zero quasi quotidianamente da metà maggio. Altro dato molto importante riguarda i ricoveri.

Le strutture umbre hanno retto bene l’impatto. Non che quelli a cavallo tra fine marzo ed inizio aprile siano stati giorni facili per il sistema sanitario, ci mancherebbe, ma comunque il campanello d’allarme non è fortunatamente scattato come avvenuto in altre parti d’Italia. Anche gli sporadici focolai, che hanno trasformato alcune aree in zona rossa (Pozzo di Gualdo Cattaneo e Giove su tutte), sono rientrati nel giro di breve. Purtroppo non è da tralasciare un aspetto non di poco conto, quello delle vittime. In Umbria i numeri dicono che entro giugno i decessi sono stati meno di ottanta. Difficile dire “pochi”, perché anche una sola vita spezzata sarebbe comunque troppa. Così come sarebbe poco rispettoso di ogni vita umana dire che il Coronavirus spesso ha fatto perdere la vita “solo” agli anziani. C’è però da dire che la pandemia ci ha messo di fronte a freddi numeri, che vanno comunque letti anche in chiave clinica. In Umbria, dicevamo, la metà dei decessi ha interessato ultraottantenni, molti dei quali già con gravi patologie. Poco più che 52enne la vittima più giovane. Comunque, in un mondo sempre più globalizzato che ora dovrà dimostrare di aver imparato la lezione, l’Umbria e gli umbri potranno dire la loro.

Già, perché questa crisi sanitaria ci ha fatto capire – semmai servisse ribadirlo – che la vera vita non è affannarsi alla continua ricerca del denaro e di un’economia sempre più spinta. Il vero benessere è quello che mette al centro l’uomo e la sua dignità. “Avidi di guadagno – ha detto Papa Francesco durante la preghiera straordinaria dello scorso 27 marzo – ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

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Fabio Luccioli

Fabio Luccioli

Insegnante. Fabio, giornalista. Direttore di Radio Gente Umbra, innamorato della propria terra e di tutte le tradizioni locali. A tempo libero runner.