I dieci anni di Chiaroscuro

22 Luglio, 2020
22 Luglio, 2020 Claudio Stella

Dieci anni sono un bel traguardo per un piccolo giornale locale, nato e cresciuto senza sponsor, senza protezioni politiche o religiose, vissuto sempre sull’entusiasmo e sulla dedizione di collaboratori che hanno lavorato solo per il piacere di farlo, con uno spirito di amicizia e di rispetto reciproco. È giusto dunque celebrare l’evento, senza narcisismo, con l’orgogliosa umiltà di chi è stato capace di far durare nel tempo una piccola creatura preziosa per la vita culturale della città. Festeggeremo Chiaroscuro con una serie di eventi, dislocati nel corso dell’anno. Ma ora è anche inevitabile ricordare, rievocare le origini di questa bella avventura.

La nascita di Chiaroscuro. Come spesso accade nelle cose della vita, Chiaroscuro è nato “anche” un po’ per caso. Avevo pensato di organizzare un evento per celebrare i dieci anni dalla nascita di un’altra rivista, “Ardita Dissonanza”, storico giornalino scolastico del Liceo Classico. Così ho cominciato a contattare tutti i ragazzi che nel corso degli anni vi avevano collaborato. Nel frattempo, discutendo con Rita Barbetti, con mia moglie Carla Oliva, con Giorgio Raffaelli e con altre persone, è cominciata ad affiorare l’idea di trasformare il decennale di “Ardita Dissonanza” nel progetto fondativo di un nuovo periodico cittadino. Eravamo nel 2008. Ricordo che ci fu una prima riunione molto affollata: la sala dell’”Officina della memoria” era strapiena, c’erano tante facce amiche di ex studenti, alcuni dei quali non erano più tanto ragazzi, pieni di entusiasmo all’idea di intraprendere questa nuova sfida. A questa prima riunione ne seguirono altre, si trattava di prendere decisioni importanti. Per esempio, una prima questione da dirimere era che tipo di giornale volessimo fare; ricordo che si arrivò a una votazione su due distinte posizioni: c’era chi voleva creare un periodico culturale, chi invece un periodico cittadino. Prevalse la tesi del giornale cittadino, anche se debbo dire che, sin dai primi numeri, Chiaroscuro ha mostrato l’insopprimibile tendenza ad uscire dai confini locali e a spaziare su tematiche molto ampie, che peraltro rispettano gli interessi e gli orientamenti culturali dei collaboratori. Un’altra questione molto delicata fu naturalmente quella dei finanziamenti. Da subito è prevalsa la linea dell’autofinanziamento e dunque del conseguente rifiuto di sponsor: credo che sia stata un’idea nobile e coraggiosa quella di far nascere una rivista che non avesse sponsor privati o istituzionali e che pertanto non dovesse rendere conto a nessuno se non alla coscienza e ai valori dei suoi redattori. Ancora oggi siamo molto fieri di presentare un periodico senza pubblicità. E siccome i soldi da qualche parte dovevano pur arrivare, decidemmo di perseguire sin dall’inizio le due principali forme di autofinanziamento che ancora oggi ci tengono in vita: una cena annuale di “beneficenza” e le offerte dei sostenitori sottoforma di “abbonamento” annuale. Un ricordo bellissimo è proprio la prima cena di autofinanziamento, organizzata nel 2009 nel locale “Carapillo” di Spello: vennero quasi trecento persone e questo ci permise di far uscire, nel gennaio del 2010, il primo numero”. Insieme a Chiaroscuro, nacque l’omonima Associazione, che funge da editore e da necessaria cornice legale e amministrativa.

Perché una nuova rivista a Foligno. C’era in tutti noi un sentimento molto diffuso, la convinzione che una città come Foligno non potesse avere come unico periodico la “Gazzetta”, promosso e finanziato dalla diocesi. Insomma, a farci nascere è stata anche una sana pulsione laica, la volontà di offrire alla città uno sguardo sulla città e sul mondo che fosse più aperto, più libero, più pluralista. Poi però accadde una cosa davvero bizzarra: in quello stesso 2010 videro la luce altre tre riviste cittadine: “Grassetto”, “Al Quadrivio” e “Piazza del Grano”. Insomma, dopo decenni di deserto, all’improvviso a Foligno ci fu una vera e propria fioritura di riviste, sintomo di una intensa vitalità culturale. Anche se debbo dire, per dovere di cronaca, che dei quattro “fiori” spuntati nel 2010, rimane in vita solo Chiaroscuro. E se a un fiore dovessi paragonarlo, lo accosterei a una ginestra, fiore tenace e profumato, che sa spuntare e resistere anche in condizioni avverse.

 

 

Perché proprio Chiaroscuro? Anche sul nome ci fu una bellissima e accesa discussione, che si risolse con un’ennesima votazione. Ricordo che a me piaceva “Oltrecittà”, ma prevalse Chiaroscuro. Mi pare che l’idea di questo nome sia stata di Gabriele Contilli, primo grafico della rivista, ed oggi devo dire che mi piace molto: credo che trasmetta una bella suggestione e possieda sfumature semantiche ampie e variegate.

Momenti chiari, momenti scuri. Naturalmente in dieci anni ne sono accadute di cose, l’amaro e il dolce della vita hanno attraversato anche il cammino della nostra rivista. Tra i momenti “chiari” voglio includere tutta la prima fase dell’esistenza di Chiaroscuro: ha dominato, nei primi anni, il senso di un organismo che andava crescendo, gli abbonati aumentavano, sempre nuove persone avevano il piacere di scrivere per noi, compresi alcuni tra i più prestigiosi intellettuali della città. Poi, intorno al quinto anno, è cominciata a subentrare un po’ di stanchezza, la “spinta propulsiva” del giornale si è affievolita, l’entusiasmo ha iniziato a scemare. Sono seguiti un paio di anni abbastanza duri, accentuati anche da situazioni delicate nella vita privata di alcuni di noi. Ma la nostra comunità ha avuto la forza di risollevarsi e di ripartire, con slancio ancora maggiore. Tra i momenti “scuri” voglio menzionare anche la perdita dolorosa di alcuni collaboratori: Stelvio Sbardella, Mario Scassellati. E soprattutto la nostra amica e preziosa collaboratrice Lucia Genga, che ci ha lasciato in maniera repentina e che abbiamo voluto ricordare attraverso un numero speciale della rivista e un evento organizzato nella sua Trevi.

Doverosi ringraziamenti. Provo un sincero sentimento di gratitudine per tutti coloro che in questi anni hanno dato un contributo, anche piccolo, alla vita di Chiaroscuro. Ma naturalmente un grazie particolare va a chi questa rivista ha contribuito a farla nascere: il gruppo dei miei ex studenti di “Ardita Dissonanza”, Alessio Vissani, Eleonora Doncecchi (da subito affiancata da suo marito Federico Berti Piras), Marta Pacini, Gabriele Contilli, Alessandro Perugini; i “vecchi” che li hanno accompagnati, Rita Barbetti (con il fratello Mario), Carla Oliva, Giorgio Raffaelli, Guglielmo Castellano.

Il presente e il futuro. Dal 2018 Chiaroscuro sta conoscendo una stagione di grande rilancio. Ciò grazie all’impegno, all’entusiasmo, alle idee del nuovo direttore responsabile Alessio Vissani, della nuova grafica Federica Trapani, di una nidiata di nuovi e giovani collaboratori che hanno rivitalizzato la rivista e l’hanno resa più bella e interessante. In un tempo in cui il web e i social sembrano porre in dubbio la sopravvivenza stessa dei  giornali “cartacei”, noi confermiamo la nostra irriducibile fedeltà alla “carta”, che non può essere sostituita ma semmai affiancata ed integrata con i nuovi strumenti che la tecnologia ci offre. E proprio per questo abbiamo creato un nostro blog e una nostra pagina facebook.

In conclusione. Ci piace raccontare storie. Ci piace riflettere sulla vita, sul mondo, sulle vicende degli uomini del presente e del passato. Ci piace difendere diritti e valori. Continueremo a farlo, con impegno sempre rinnovato. Siamo nati liberi e lo saremo anche nei prossimi dieci anni.

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Claudio Stella

Claudio Stella

Claudio è insegnante e piccolo spacciatore di letteratura.