Delitto a lu centro de lu munnu (parte IV)

16 Aprile, 2020
16 Aprile, 2020 Arianna Ciancaleoni

Ragioni con me, Hastings… Le racconto la storia secondo gli elementi che abbiamo a disposizione. Qualche giorno prima che il signor Dominici muoia, ha una feroce litigata con il figlio e modifica il testamento. Poi Alfredo parte per Roma e il padre cerca di tenerlo lontano per un bel po‘, proprio mentre si consuma il suo omicidio.
In quei giorni, un vagabondo gira per le ville di via Trento e Trieste.
Il signor Dominici si sente minacciato, non sappiamo da cosa, e scrive a me di intervenire. Non ho ragione di credere che mi abbia chiamato perché si sentiva minacciato da un vagabondo… sarebbe bastato molto meno di un investigatore celebre in tutta Europa, n’est ce pas?”. Trattenni una risata davanti a tanta tracotanza. Ma era Poirot, lo conoscevo, era fatto così.
“La sera dell’omicidio, monsieur Dominici riceve la visita di una donna, probabilmente la signora Martin che viene a battere cassa. Questa cosa va avanti da un po’ di tempo e il padrone di casa si trova alle strette: la signora Martin sa tutto e continua a ricattarlo, ma potrebbe smettere in qualsiasi momento. Ha dovuto, per forza di cose, confessare alla moglie il suo passato, altrimenti non avrebbe potuto giustificare la presenza di quella donna in casa, così spesso. Il figlio, oltre a essere un donnaiolo impenitente, vuole imparentarsi con la sua acerrima nemica. L’unica soluzione è scappare, ma potrebbero ritrovarlo. L’unico modo per essere sicuro che nessuno lo ritrovi mai, è morire.”
“E come credete possa essersi suicidato, pugnalandosi alla schiena?” sbottai.
“Stiamo parlando di ciò che pensava di fare. Non di quello che effettivamente poi è successo.”
Rimasi in silenzio aspettando che mi spiegasse tutto il resto.
“Probabilmente meditavano qualcosa di spettacolare, come dar fuoco alla casa e farlo passare per un incidente…”
Rimasi basito da questa rivelazione, ma mi limitai a chiedere: “E poi? Perché non l’hanno fatto?”
“Perché, e qui si mette di mezzo il destino, mentre il signor Dominici è fuori a controllare i lavori per le fontane, si imbatte in un vagabondo che è entrato in casa sua. Non per rubare, come temeva la signorina Giulia, ma per cercare aiuto. Il signor Dominici deve aver frainteso le sue intenzioni e averlo trattato in malo modo, ma questo serve solo a velocizzare le cose, perché il vagabondo muore per un attacco epilettico nel giardino di Villa Adelaide. Ed Ennio Dominici ha risolto tutti i suoi problemi, Hastings. Perché ha davanti a sé il suo cadavere!”
Ero perplesso. Continuavo a non capire e Poirot mi guardava come se fossi un idiota. Come mi guardava sempre, tra l’altro.
“Rifletta un attimo con me, con ordine e metodo, come le dico sempre. Dominici e sua moglie vogliono scappare ma non possono. Stanno pensando di inscenare una fuga, in qualche modo, ma casualmente si trovano in casa un cadavere, abbastanza somigliante al padrone di casa. Dominici ripensa a ciò che gli è già successo e tenta di replicare il piano, che la prima volta avrebbe potuto funzionare. Per cui lo pugnalano, sfigurano il volto perché sia possibile confonderlo con Ennio Dominici, inscenano una farsa con tanto di possibili rapitori e assassini sudamericani, facendo leva sul fatto che nessuno conoscesse davvero il passato della vittima, e pensano che tutto possa filare liscio. Chiamano addirittura me per amplificare l’idea che il signor Dominici si sentisse perseguitato da un pericolo misterioso, magari derivante dal suo passato. La signora Dominici è convinta fino alla mattina dopo che suo marito sia scappato, fin quando deve riconoscere il cadavere. Ricordate il suo svenimento? Pensava di trovarsi davanti il cadavere di un vagabondo qualsiasi, invece era davvero suo marito… parbleu, ecco il motivo del suo stupore!” esclamò infine, soddisfatto di aver capito tutto.
“Non vorrei deludervi” mi intromisi. “Questa storia così stravagante potrebbe essere reale, ma… allora chi ha ucciso davvero il signor Dominici?” chiesi, convinto che lui lo sapesse già.
“Oh, io so perfettamente com’è andata, Hastings, e dovreste saperlo anche voi. Ma forse, non ci siete ancora arrivato, n’est ce pas?”
Scossi la testa, mentre uscivamo dal Caffè Sassovivo e ci incamminavamo per Corso Cavour, senza una meta precisa, o così mi sembrava. Poirot era in silenzio, evidentemente congratulandosi con sé stesso per aver risolto il caso con tanta abilità. Io, invece, brancolavo ancora nel buio e mi resi conto di essere rimasto incantato davanti alla grande fontana di Piazza della Repubblica.
“Quindi, voi mi state dicendo che Alfredo Dominici non sapeva nulla del passato di suo padre, ignorava completamente questa storia e non solo… stava per fidanzarsi con Giulia Martin pur essendo innamorato di un’altra?” riflettei a voce alta.
“Già, mon ami. Continuate su questa strada. Ci siete quasi.” disse, riprendendo a camminare a lasciandomi con tutti i dubbi del mondo.

Poirot mi disse che intendeva tornare brevemente a Villa Adelaide per sincerarsi sulle condizioni di salute della padrona di casa. Dopo la scoperta del cadavere era caduta in un tale stato di depressione da trascorrere tutto il giorno al letto a piangere o dormire.

Mi fece cenno di attenderlo fuori e mi arresi, senza chiedere come mai.
Restai un quarto d’ora in attesa, leggendo il giornale e scoprendo tutto quello che era stato già divulgato sull’omicidio Dominici.
Quando Poirot scese di nuovo e uscimmo dalla villa per incamminarci verso l’albergo, vedemmo avvicinarsi Giulia Martin.

Poirot mi intimò di non dire nulla.
“Signor Poirot, posso… parlarle, un momento, per cortesia? “chiese lei con una vocina flebile che non le ricordavo.
“Certamente, mademoiselle, mi dica pure!” rispose Poirot, che non aspettava altro.
“Ecco… io… vorrei essere sicura che Alfredo non sia coinvolto in questa storia. Vede, io e lui… oh, insomma…” farfugliò, arrossendo, la signorina.
“Non abbia paura, il signor Alfredo per ora sembra al di sopra di ogni sospetto… certo, non siamo ancora sicuri di chi sia il colpevole, ma sono certo che quando tutto questo finirà potrete finalmente svelare il vostro fidanzamento, non abbia paura.”
Giulia annuì, sollevata di non aver dovuto raccontare tutto, perché Poirot già sapeva.
“Avete, piuttosto, qualche teoria circa chi possa essere stato? Siete stata voi a identificare quel vagabondo, d’altronde…”
“Oh, signor Poirot, nessuna. Certo, avevo visto quell’uomo aggirarsi da queste parti, ma mai avrei pensato che… anche mia madre mi ha confermato di averlo visto in giro molto spesso, ma nessuna di noi… oh, pensate che sia coinvolto? Che sia stato lui a uccidere il signor Dominici? “chiese Giulia, con gli occhi lucidi.
“Credo di poterlo escludere, mademoiselle. Se non altro perché la sua morte risale a un orario precedente a quella della prima vittima” rivelò.
Giulia non parve particolarmente colpita. Restò a testa bassa, in silenzio, per qualche secondo. Poi la alzò e disse: “Oh, devo dirlo. Io un sospetto ce l’ho. Anche se non dovrei, lo ammetto. Ma mi sembra così strano che la signora Dominici non sappia nulla. E che Alfredo non sia mai stato messo a parte della storia della sua famiglia. Oh, non è strano anche per voi?”
Poirot non si lasciò sfuggire l’occasione: “Già, è una cosa veramente strana…Non sapere nulla della propria famiglia… immagino che voi invece sappiate la storia di vostra madre, non è vero?”
Giulia a questo punto sbarrò gli occhi.
“Sì, mia cara… so tutto di vostra madre!” annunciò, fieramente, Poirot.
“Siete grandioso” rispose, sinceramente ammirata, Giulia. “Non vi chiedo come abbiate fatto… conosco bene la vostra fama! Mia madre ha passato momenti davvero difficili… ma ora sta cercando di riprendersi, ed è proprio per questo che siamo venute qui. Confido che non voglia rivangare nulla di quella storia. Le farebbe davvero del male…”
“Non si preoccupi mademoiselle, siamo qui per parlare di tutt’altro caso. E ora, se non le dispiace, ci attendono in hotel per la cena, quindi dovremmo andarcene.”
Dopo i convenevoli di saluto, Giulia disse che in realtà era uscita di casa per andare a trovare la signora Dominici e si diresse verso Villa Adelaide. Dopo un centinaio di metri, chiesi a Poirot che impegni avessimo per cena, e per tutta risposta mi prese per un braccio e mi fece tornare indietro, verso la villa. Ci acquattammo dietro la siepe e dopo una decina di minuti la governante uscì di corsa dal portone: non appena ci vide, urlò qualcosa di sconclusionato. “Venite subito! La signorina Giulia! Oh Dio, vi prego!”.
Salimmo le scale velocemente per capire cosa fosse successo e vedemmo la signora Dominici in piedi accanto al letto, il commissario che era sopraggiunto per soccorrerla, e Giulia stesa a terra, accanto al caminetto, con una grossa macchia di sangue intorno alla testa.
Poirot chiese alla signora Dominici: “È andata come mi aspettavo?”
E lei rispose di sì.

Non ci fu modo di rintracciare la signora Martin. Non appena era stata avvisata, non sapremo mai da chi, della morte della figlia, era sparita, portando con sé pochi oggetti personali. Probabilmente aveva preso il primo treno in direzione di una nuova vita.
La signora Dominici, Alfredo, la governante, il commissario e la servitù di casa Martin erano tutti attorno al tavolo e Poirot, come amava fare ogni volta, stava spiegando nel dettaglio come era riuscito a risolvere il mistero e capire che Giulia Martin era la vera assassina del signor Dominici.
“Come io e Hastings abbiamo potuto sperimentare sulla nostra pelle, è molto facile ascoltare le conversazioni che avvengono nei giardini confinanti, soprattutto perché a causa dei lavori in corso alcuni tratti della siepe sono state divelti. Ho pensato che qualcuno potesse essersi accorto di ciò che era successo al signor Dominici col vagabondo, o durante tutti i traffici di marito e moglie. Uccidere davvero il signor Dominici avrebbe significato che l’eredità sarebbe andata al figlio e alla moglie. E Giulia aveva tutto da guadagnare, se il padre di Alfredo fosse morto e la moglie incolpata dell’omicidio. D’altronde, sarebbe stato facile accusare la signora Dominici di aver mentito…nessuno avrebbe ritrovato i fantomatici sudamericani e chi sarebbe stata l’unica a beneficiare della morte del marito?”
“Accidenti!” esclamai io, come al solito colpito da un ragionamento così preciso e puntuale.
“La signorina non aveva però preso in considerazione diverse cose, tra cui il fatto che il suo fidanzato amava già un’altra… o forse più di una” e qui si diresse ad Alfredo, che sembrò quasi arrossire, “il fatto che fosse già stato fatto un nuovo testamento che gli toglieva il grosso del patrimonio e che c’era Poirot sul suo cammino” concluse, lisciandosi i baffi.

“Quindi ero certo che, una volta sviati sulla signora Dominici i sospetti, avrebbe tentato di farla fuori, approfittando del suo stato di salute. Per questo sono andato ad avvisarla e ho informato anche il commissario che era ancora in casa, in modo che fossero pronti a qualsiasi mossa della signorina Giulia. In effetti, non sbagliavo. La signorina aveva con sé del cloroformio, una siringa e una falsa confessione da appoggiare vicino al comodino. Purtroppo, cercando di scappare è scivolata e ha compiuto il suo destino.”
Concluse che, come in ogni caso che ci eravamo trovati ad affrontare, in realtà il colpevole non era mai uno solo, ma una serie di eventi scatenanti che bastava solo ritrovare e riordinare, con ordine e metodo, per riuscire a trovare la verità.

E inoltre aggiunse, facendo sfoggio di nuovo della sua cultura, che in una città dove era stata stampata la prima edizione della Divina Commedia, i drammi dovevano essere all’ordine del giorno.
Dopo aver espletato tutte le pratiche burocratiche, facemmo le valigie e tornammo alla stazione. Poirot non mancò di chiedere comunque il suo compenso alla signora Dominici, mostrando di nuovo la lettera che aveva ricevuto, e ottenendo una lauta ricompensa.
Io, invece, chiesi alla governante di prepararmi un pacchetto sostanzioso e durante il viaggio di ritorno verso l’Inghilterra non feci altro che riempirmi la pancia di rocciata per tutto il tempo. Chissà mai se un giorno tornerò, a lu centru de lu munnu!

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Arianna Ciancaleoni

Arianna Ciancaleoni

Scrivana. Legge, scrive, ricomincia.