Gli scacchi nel labirinto carcerario

24 Febbraio, 2020
24 Febbraio, 2020 Redazione

«Questo è un re, e questa è la tua vita. Un errore e può essere portato via» sono le parole di E. Brown nel film “Life of a King”, ma cosa c’entra con la nostra storia? Ogni giorno viviamo nella routine: lavoro, famiglia, amici, ma non ci soffermiamo mai a pensare a quanto i piccoli gesti, anche insignificanti che siano, potrebbero essere la gioia per altri. La libertà, siamo talmente abituati ad averla,che non badiamo più a lei. È proprio questa che ogni giorno manca ai detenuti delle carceri. La storia che vi racconterò inizia nel 2015 quando ricevetti una telefonata dal Grande Maestro, Mogranzini, che chiedeva la mia disponibilità per insegnare scacchi nel carcere di massima sicurezza di Spoleto. Inizialmente la notizia mi sconvolse, non tanto per la pericolosità e la vicinanza con i detenuti, ma perché temevo che non sarei stato in grado di soddisfare le aspettative di quel progetto. In effetti, gli scacchi erano uno degli sport offerti nell’ambito del progetto “Sport in carcere”, promosso dal CONI Umbria, inteso a facilitare la riabilitazione dei detenuti: il mio compito era quindi trasmettere alcuni valori a quelle persone per mezzo degli scacchi. Presi del tempo e, alcuni giorni dopo, accettai il lavoro.La prima volta fu davvero particolare. Arrivai in auto, spaventato da quell’enorme responsabilità. Ero di fronte al carcere, quel carcere che siamo abituati a vedere solo in TV, pieno di sbarre gelide e arrugginite. La consapevolezza di trovarmi in quel luogo fece crescere in me sensazioni di tristezza e vuoto. Sensazioni difficili da descrivere, ma perfettamente percettibili. Seguii la guardia che mi portò in biblioteca. Durante il tragitto mi immersi nei pensieri. I movimenti divennero meccanici e la testa non distingueva la realtà dalla fantasia. Ero veramente nel cuore di un carcere, il luogo per eccellenza in cui la libertà viene meno, il luogo in cui gli assassini dimorano? Un improvviso “Eccoci”, mi riportò alla realtà e lì per la prima volta i nostri sguardi si incrociarono. Presi fiato e mi presentai. Nulla di ciò che preparai fu detto. Ricordo che fra loro vi era un detenuto che girava fra gli scaffali, intento nella scelta di un libro da leggere. Era lì per caso, e non gli detti molte attenzioni. Mentre sistemavo i pezzi, si girò e mi chiese cosa fossero. Non conosceva gli scacchi, ma ne fu incuriosito. Da quel giorno, la scacchiera è diventata la sua migliore amica.È strano come a volte il destino ci aiuta a trovare un’ancora di salvezza. Quando sei in prigione, i giorni sembrano infiniti e ogni secondo si trasforma in eternità. Gli scacchi, per questi detenuti, sono diventati un modo per viaggiare con la fantasia lontano dal luogo in cui soggiornano. A questo proposito, uno di loro mi ha raccontato di quanto in carcere il tempo passa secondo una routine quotidiana. Gli capita spesso di bruciare il caffè. Per quanto è concentrato sul gioco si dimentica di tutto il resto.È facile annoiarsi quando passi così tanto tempo nello stesso posto. Ed è proprio questa noia che spinse un altro detenuto ad unirsi. «Nella mia vita sin da quando ero un adolescente ero sempre stato attratto dalle droghe e dal modo in cui ti fanno accelerare la testa; mi sono anche unito alle comunità terapeutiche, ma oggi per la prima volta mi interessa questo mondo che ti fa girare la testa in un modo nuovo e affascinante e non come la cocaina».Questo è quello che mi ha dichiarato nel 2017. Nel corso di questi anni ho voluto far conoscere la nuda e cruda realtà di un carcere di massima sicurezza ad altri scacchisti, al fine di fargli vivere un’esperienza formativa di alto livello.

Fotografia di Mirko Trasciatti

Il luogo, dove per tutti noi regnano pregiudizi, è diventato un centro di aggregazione.Le barriere socio-culturali sono venute meno e gli scacchi sono stati utilizzati come strumento sociale, rappresentando un linguaggio universale che tutti siamo in grado di comunicare. In questo tempo i detenuti hanno avuto la possibilità di sviluppare le capacità intellettive, nonché apprendere nuovi valori che gli permettono di condurre una nuova vita lontano dagli errori commessi. Hanno altresì imparato a mantenere sangue freddo anche in situazione “estreme” costringendoli ad individuare la miglior soluzione a problemi che sembravano senza via d’uscita. Infine hanno potuto vivere gli scacchi come dei veri e propri agonisti. Sono stati tenuti informati sul mondo scacchistico ed hanno avuto la possibilità di partecipare a tornei ufficiali con altri scacchisti. Ricordo ancora il primo evento che gli organizzai. Era la fine del 2016 e mi presentai al reparto educativo per richiedere l’autorizzazione di un torneo,riconosciuto dalla federazione internazionale. L’evento detiene il primato in quanto mai organizzato in precedenza un avvenimento simile. La proposta inaspettata venne subito accolta e ci adoperammo per realizzarla. Arrivò il giorno dell’evento, ci ritrovammo così fuori dal carcere. Eravamo io, la Camp.It.Femm.le, D.Movileanu, il Maestro Int.le Senior per corrispondenza, F. Calandri e l’ex Camp.It.di dama, F. Tortolini. Discipline completamente diverse fra loro, ma con la passione per lo sport in comune. Quando entrammo era buio e un freddo glaciale penetrava le ossa. All’esterno del carcere c’erano le luci di Natale ma, nonostante ciò, si respirava tutto tranne che un’aria natalizia. Percorsa la solita strada per la biblioteca tutto cambiò, come per la mia prima volta, anche i loro sguardi si tinsero di emozioni contrastanti. Gli abbracci calorosi dei detenuti fecero scattare in loro emozioni nuove, facendo svanire le paure. Con il clima natalizio nell’aria, era giunto il momento di dare il “bianco in moto”, ma quando il giorno seguente il torneo finì lasciò una sensazione di vuoto in tutti noi. L’intero carcere, dai detenuti ai dirigenti, ne fu talmente entusiasta che quello fu solo l’inizio di una lunga serie di eventi (tutti primati mondiali) che ebbi la possibilità di organizzare. Ultimo fra tutti il 1° torneo internazionale online per detenuti che ha visto la partecipazione di sette carceri da tutto il mondo. Si sono sfidati: Armenia, Bielorussia, Brasile, Inghilterra, Italia, Russia e USA. Nell’organizzazione ognuno ha avuto un ruolo fondamentale per la realizzazione dell’evento. Organizzai anche una diretta per commentare le partite dei match.  All’evento furono presenti i Presidenti del CONI Umbria e dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, nonché il vice-presidente della FSI, e il delegato internazionale dell’ASIGC che con enorme piacere accettarono l’invito. Quello che hanno visto è stato un gioco di squadra, in un’atmosfera dove la differenza tra detenuti e guardie era venuta meno. Con oltre 23.000 visualizzazioni durante la diretta, l’Italia faceva il tifo per noi, per loro! Eravamo l’evento scacchistico più importante in quel momento. Il torneo si è concluso con il dominio incontrastato della Russia, che si è imposta ad ogni match. Al termine dell’ultima partita ricordo che un grido di liberazione si impossessò della biblioteca e i respiri si fermarono nell’attesa della classifica. Poco prima di essere svelata l’ex Campione del Mondo, A. Karpov, ha parlato in diretta a tutti i partecipanti. E poi finalmente arrivò il momento tanto atteso! Vennero annunciatele squadre fuori dal podio e noi non c’eravamo! Svelando un secondo posto ex-aequo tra Italia e Bielorussia il cuore riprese a battere.Grida e abbracci partirono in tutta la sala. La felicità era incontenibile. Il momento dei saluti però ci riportò alla monotonia della vita quotidiana.Il corso ora si svolge da 5 anni e loro come la prima volta sono lì ad aspettarmi. Ed io? Io sono lì che con il borsone carico di speranze vado dai miei Amici, vado al mio circolo privato di scacchi!

di Mirko Trasciatti

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