Cina cuore verde

7 Gennaio, 2020
7 Gennaio, 2020 Redazione

La vivibilità del nostro pianeta dipende esclusivamente dalla volontà e dalle capacità che riusciamo a mettere in campo per rispettare l’ambiente in cui viviamo. Quello che dovrebbe essere considerato da tutti un dono da preservare e difendere e non da sfruttare e indebolire come è stato fatto finora.
E’ evidente quanto sia importante l’impegno di tutti, nessuno escluso. Ognuno deve fare la propria parte anchein misura di quanto incide nella globalità del problema ambiente. Sicuramente la Cina, un paese di quasi un miliardo e mezzo di abitanti, è tra i protagonisti del problema inquinamento. Questo lo pone come il Paese che, insieme agli Stati Uniti, deve responsabilizzarsi sul suo peso globale e sulla sua capacità di influenzare le sorti climatiche.

Nel 2016 il “made in china” spostava non solo le sorti economiche mondiali con un PIL da capogiro, ma anche lo stato di salute del nostro ambiente. Con il suo sviluppo frenetico, la sua politica energetica pro centrali a carbone è considerato tra i principali responsabili di quanto sta accadendo al livello planetario per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Si pensi che sono circa 1,1 milioni le morti premature per inquinamento in Cina registrate nel 2018. Un dato non certo incoraggiante. Benché il primato economico è ancora ben saldo in mano dei nostri amici dagli occhi a mandorla, stanno cambiando le politiche legate al rispetto nei confronti dell’ambiente. Si pensi che ora Pechino è il principale produttore al mondo di energia solare.
L’investimento nel 2017 da parte del Paese del Sol Levante in energie pulite, politiche e tecnologie pro ambiente, ha fruttato un aumento del Prodotto Interno Lordo del 6,9%. Questo motore si è avviato già da qualche tempo e, secondo gli analisti, una crescita caratterizzata da questi numeri non si vedeva da sette anni. Merito degli impegni fatti a favore dell’ambiente. E’ cominciata da parte della Cina una vera e propria battaglia contro l’inquinamento su vari settori di sviluppo. Contro l’immissione di carbonio nell’ambiente, ad ogni società è stata concessa un’aliquota che non deve essere superata. Pena multe salate e investimenti solo in quelle aziende che hanno invece rispettato i limiti imposti. Questo riguarderà il settore energetico che sposta il 46% delle emissioni di biossido di carbonio del Paese Cina.

Inoltre Pechino sta cercando di evitare l’acquisto dei rifiuti provenienti da altri paesi, soprattutto quelli della Unione Europea. Si pensi che il 60% della plastica e il 13% della carta prodotta dalla UE veniva esportata in Cina. Ora sembra proprio che la “via dell’immondizia” subirà una brusca deviazione ancora però senza meta certa.
Secondo quanto ci è lecito sapere la Cina investirà circa 360 miliardi di dollari sul fotovoltaico e fonti di energia rinnovabile a discapito di 104 nuove centrali a carbone. Un grande segnale per un paese che è responsabile del 28% di emissione di gas serra nel mondo. L’Istituto di Ambiente della Terra dell’Accademia delle Scienze cinese ha progettato la torre di purificazione dell’aria più alta del mondo, circa cento metri. E’ ancora in via di sperimentazione ma sembra abbia già ridotto notevolmentele emissioni inquinanti nella città di Xian, nella provincia Shaanxi. Infine e non certo per ultimo, in Cina nascerà il primo bosco verticale. Saranno due edifici a torre alti circa 200 metri ad ospitare lungo le facciate 600 alberi di grandi dimensioni, 200 alberi di taglio medio e 2.500 arbusti, coprendo una superficie di 4.500mq.Una vera e propria foresta che contribuirà a rigenerare la biodiversità locale, riducendo le emissioni di CO2 di circa di circa 18 tonnellate e produrrà circa 16,5 tonnellate di ossigeno ogni anno.
La conclusione del progetto è prevista per il 2020 ed è il terzo prototipo dopo Milano e Losanna. Uno “sforzo” architettonico che l’archistar Stefano Boeri sta portando avanti in tutto il mondo e in tante altre città della Cina. A dimostrazione che il made in Italy non ha gettato l’ancora ma naviga a vele spiegate, raccogliendo consensi e approvazioni in tutto il mondo, meno che in Italia…purtroppo. Con questo ritmo di investimenti, secondo uno studio pubblicato a luglio scorso sulla rivista Science Advances e realizzato da scienziati cinesi, francesi e americani, entro il 2030 l’inquinamento potrebbe tornare ai livelli che si avevano negli anni’80, prima del boom economico.

di Federico Berti Piras

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