Storie in CHIARO-SCURO: Angelo Montanini e Ivan Cavini

Dicembre 2, 2019
Dicembre 2, 2019 Redazione

Ivan: Angelo, tutti ti identificano come il pioniere dell’illustrazione tolkieniana italiana, ma molti sono all’oscuro di altri linguaggi che smuovono la tua creatività, come la moda e la musica. Che ruolo hanno nella tua vita?

Angelo: Indubbiamente moda e musica hanno attraversato e accompagnato il percorso personale e professionale della mia vita. Da giovanissimo ho iniziato a suonare a livello amatoriale la chitarra e non solo per attirare le ragazze come Bob Dylan racconta nella biografia personale. Negli anni sessanta l’esplosione culturale e musicale di tendenze definite rivoluzionarie, influenzò tantissimi giovani come me, che presero una chitarra credendo di cambiare il mondo o almeno di far capire ai “matusa” che esisteva una generazione che non accettava ruoli e convenzioni prefissate. La moda invece entrò nella mia vita in quegli stessi anni perché iniziai a frequentare un istituto milanese dove si studiava per diventare “stilista”. Mentre la musica e la chitarra sono rimaste passione e svago, la moda è diventata un lavoro, da allievo a docente di Fashion design che tutt’ora svolgo. Non ho preferenze specifiche per quanti riguarda i Fashion designer anche se ritengo che la longevità professionale possa dimostrare abilità e grande intelligenza creativa.

Per la musica invece non amo il genere neo melodico e ovviamente alcuni nomi classici della mia generazione sono la colonna sonora della mia vita. Su tutti Beatles, Rolling Stones e Fabrizio de André ma non disdegno di ascoltare musica contemporanea e cantanti come Ghali e Mamhood.

Ivan: Tolkien è un interesse che ci accomuna, che ci ha dato l’opportunità di esprimerci e di collaborare insieme a progetti molto interessanti di cui vado molto fiero. Nonostante questo non posso fare a meno di notare che di tanto in tanto ti prendi una “pausa di riflessione”. Cosa ti piace della Terra di Mezzo e cosa invece ti spinge a prenderne le distanze?

Angelo: La mia esperienza professionale con il mondo tolkeniano nasce negli anni novanta tramite la collaborazione con la storica casa editrice milanese Stratelibri di Giovanni Ingellis e si sviluppa con varie collaborazioni anche a livello internazionale soprattutto nel campo dei role e card games. Quando uscì il primo film di P.Jackson su Il Signore degli Anelli capii che l’iconografia dei personaggi era scolpita nelle menti degli spettatori e appassionati bloccando, sulle caratteristiche fisiche e mimiche degli attori scelti dal regista, l’immaginario collettivo. Scelsi allora di fare una pausa nell’ambito tolkeniano e prendermi una “lunga vacanza” lontano da quel mondo.

L’iniziativa dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, insiema al patrocinio di Lucca C&G e FantastikA, mi ha dato la possibilità di realizzare per due anni, insieme a valenti colleghi, due calendari ispirati al mondo di Tolkien di cui ho curato anche la parte di Direttore Artistico.

Chiusa questa parentesi ho ripreso la mia “vacanza”.Non ho rimpianti su quello che ho realizzato e rifarei volentieri queste esperienze ma credo che non si possa ripetere all’infinito un cliché e restare con un livello creativo e realizzativo di buona qualità.

Ivan: C’è ancora qualche idea legata a questo argomento che ti piacerebbe realizzare? Quale invece a cui non vorresti aver dato ascolto?

Angelo: Ogni esperienza professionale di settore che ho intrapreso ha comportato problemi, difficoltà e a volte stress ma allo stesso tempo gratificazioni e soddisfazioni che restano scolpite nella memoria. Perciò ripeto non ho sogni da realizzare e non rinnego nulla di quello che ho fatto. Ovvio che esperienza e saggezza, ora mi porterebbe a gestire diversamente alcuni progetti ma non a rifiutarli.

Ivan: Ci siamo conosciuti “artisticamente” a Milano nel 2000, e ambedue siamo legati in qualche modo a questa città: qual è il tuo rapporto attuale con Milano e quale invece con Brescia, la tua città natale.

Angelo: Sono nato a Brescia ma vivo a Milano da quando avevo 16 anni. Perciò più di 50 anni della mia vita li ho trascorsi a Milano. Dovessi dire se mi sento più milanese o bresciano risponderei che da un punto di vista professionale sono molto milanese ma dal punto di vista affettivo la mia città natale esercita ancora una forte attrazione nel mio inconscio.

Ivan: In un’Italia dove tutti siamo scrittori, scienziati, artisti, e la persona che ha fatto un percorso accademico viene equiparato allo youtuber di turno, perché un giovane di talento dovrebbe andare a scuola per imparare la professione?

Angelo: Credo che questa domanda sia molto seria e l’argomento dovrebbe essere trattato con più ampio spazio e da persone più qualificate di me sia a livello sociologico che didattico.

La mia esperienza decennale di docente mi permette di esprimere un parere non astratto ma basato su esperienze dirette sul campo. Gli allievi/e che in tanti anni ho visto affermarsi dopo il diploma o la laurea, sono stati quelli che maggiormente si sono impegnati nella formazione tecnico-culturale nella ricerca e ovviamente nell’aggiornamento costante all’uso  dei nuovi strumenti digitali che la nostra era offre. Non ho nulla contro influencer e YouTuber ma se dietro non c’è nulla la fase di euforia-successo non potrà durare a lungo.

Ivan: La tua parte chiara e quella più oscura.

Angelo: La mia parte Chiara è la mia disponibilità e gentilezza.  La parte scura è quella che Oscar Wild ha descritto così bene nel “ritratto”
Non spaventatevi non sono né un assassino né un pervertito ma come tutti cerco di nascondere alcune cose nella parte scura di me.


Angelo: Sei conosciuto apprezzato e stimato per la ventennale attività nell’ambito dell’illustrazione fantasy e non solo. Di questi decadi quali sono i passi che preferisci e quelli che magari consideravi importanti e ti hanno deluso o non hanno confermato le aspettative?

Ivan: Il passo più importante è stato sicuramente la creazione del Greisinger Museum svizzero. Un illustratore ambisce a pubblicare con un editore famoso, invece un’artista che si occupa di fantasy a 360° non può desiderare che avere carta bianca nella realizzazione di statue, dipinti, decori e ambienti a tema Terra di Mezzo. Ringrazio Bernd Greisinger e le persone che mi hanno accompagnato in questa avventura, che ricordo con nostalgia ma non con rimpianto, perché nonostante sia molto soddisfatto del risultato ottenuto, temo che sia rimasto fine a se stesso. Al giorno d’oggi non basta avere dei contenuti: i musei non dovrebbero essere solo custodi dell’arte ma, attraverso le scelte d’uso dovrebbero divenire produttori di cultura, di dibattito e di economia. Questo è un processo lungo e che può essere fatto solo con lucidità e consapevolezza. La parola d’ordine è “includere”, collaborando con professionalità e realtà affini che si occupano delle stesse tematiche.

Angelo: Il drago che “dorme” nella torre del castello di Dozza ha finalmente presentato ai connazionali la tua grande abilità anche nel campo della scultura. Le opere che hai realizzato per il museo in Svizzera meriterebbero la stessa visibilità del drago di Dozza. Come è cambiato il tuo approccio alla scultura in questi anni?

Ivan: Nonostante abbia imparato i rudimenti della scultura da maestri scenografi come Marina Gulinelli e Claudio Sossai, sono un autodidatta e il mio approccio è tuttora abbastanza empirico. Nel museo svizzero ho usato diversi accorgimenti e materiali a seconda del tipo di scultura/installazione: passiamo dal polistirolo (per il Troll) principalmente perché è un materiale che facilita la scultura dei muscoli e delle rotondità della carne, mentre per il Balbalbero (alto oltre sei metri) che ha un’aspetto molto più rigido, abbiamo utilizzato una struttura di legno ricoperta di pezzi di polistirene e rivestito a sua volta con resine e muschi stabilizzati, in modo da simulare la corteccia. Il drago di Dozza ha richiesto un approccio completamente diverso perché le norme di sicurezza dei musei italiani sono più rigide di quelle svizzere: da qui l’utilizzo del plastozote, un materiale gommoso autoestinguente che si modella e si scolpisce facilmente. Il problema del drago era che doveva passare da una porta strettissima, quindi è stato progettato smontabile in circa 30 pezzi, che poi sono stati ri-assemblati nella sala del castello.

Angelo: Oltre alla scultura tu usi vari mezzi artistici come media per la tua creatività. Opere con tecniche tradizionali a matita, china, acrilici e naturalmente immagini digitali. Quale mezzo preferisci o gratifica maggiormente la tua espressione artistica?

Ivan: Me lo sono domandato più volte ma come scrissi sul libro Middle Artbook, la tecnica è solo un modo per concretizzare un’idea. Citando l’aforisma di un anonimo: “L’arte rende tangibile la materia di cui sono fatti i sogni”.

Angelo: Fantastika è diventata in pochi anni un evento importante nell’ambito delle manifestazioni di genere. Il ruolo di direttore artistico ti limita nella parte artistica o è uno stimolo per migliorarti ancora?

Ivan: Quando è nata FantastikA nel 2014 ho usato il mio nome, le mie opere e i miei contatti professionali per lanciarla, in modo da tenere un livello qualitativo alto ma allo stesso tempo economicamente sostenibile per una piccola realtà come quella dozzese.

Qualche anno dopo la Fondazione Dozza Città d’Arte ha istituito un comitato organizzativo che mi ha dato una mano nell’organizzazione, quindi da allora è tutto più semplice perché le scelte sono condivise, ma nelle prime edizioni era come camminare su un filo sottile: da un lato la gente mi conosceva come artista e quindi si aspettava di vedermi in questa veste, dall’altro come curatore cercavo di defilarmi. Poi nell’ultima edizione superando le 5mila presenze, ha dimostrato di poter camminare da sola.

Angelo: La tua passione per il mondo degli Indiani d’America è nota. Cosa ha influenzato il tuo interesse verso queste genti e cosa ti ha insegnato averli conosciuti e incontrati nelle loro terre?

Ivan: Ho sempre amato gli indiani d’America ma fino al 2015 non ero andato oltre gli stereotipi, poi mi è capitato di incontrare delle care persone che mi hanno portato a conoscere a fondo questa cultura. Un incredibile viaggio in South Dakota, Wyoming, Montana e Nebraska mi ha permesso di toccare con mano la spiritualità, gli usi e costumi del popolo Lakota e questo è stato uno shock dal quale spero di non riprendermi più. Da questo viaggio ho appreso che la natura è Dio e non viceversa, che l’uomo è legato indissolubilmente alle energie che la governano. É l’opposto di quello che la cultura occidentale mi aveva insegnato e questa rivelazione mi ha dato la forza di superare gli eventi che si sarebbero verificati di lì a poco. Ma questa è un’altra storia.

Angelo: Il tuo lato chiaro e quello scuro?

Ivan: Potrebbe sembrare una risposta diplomatica per sfuggire alla domanda, ma penso sinceramente che io e Angelo condividiamo le zone di luce e le zone d’ombra. Forse è il motivo per cui lo sento così affine.

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