Grazie, piccolo bambino

Novembre 25, 2019
Novembre 25, 2019 Carla Oliva

Mio dolcissimo fagottino. Già mi piace immaginare come sarà il tuo visetto, i tuoi occhi che mi riconosceranno al primo sguardo. Io non ci credo che i neonati non vedono bene. Secondo me le mamme le vedono, le riconoscono, le intuiscono. Insomma ci siamo capiti!
E somiglierai a me, avrai la mia allegria, la mia passione per la vita. Di lui non avrai niente. Perché lui non ti pensava mentre faceva l’amore con me. Io invece si. Ti pensavo. Ti immaginavo. Ti volevo. E i figli assomigliano solo a chi li vuole. Assomigliano solo a chi fa l’amore, non a chi scopa. Certe volte non ne avevo voglia ma lui voleva farlo lo stesso e mi faceva male. Certe volte lo facevamo quando tornava ubriaco e se provavo a dirgli che no, così proprio non volevo farlo, mi dava uno schiaffo. Solo uno. Ma faceva tanto male. E poi mi prendeva e io guardavo le ombre sul soffitto e pensavo tra poco finisce. Quelle volte lì si addormentava subito e russava tutta la notte e io non riuscivo a chiudere occhio. E allora ti immaginavo. Mi domandavo chissà se rimanessi incinta?  Il mattino dopo si svegliava presto, con il mal di testa, mi vedeva sveglia e mi diceva Cucciola ma non dormi? No. Perché? Perché ieri sera mi hai fatto male, eri ubriaco. Scusa tesoro, scusa, sono proprio un idiota! Tu sei il mio angelo, il mio unico grande amore potrai mai perdonarmi? Perdonami ti prego, ti prometto che non bevo più, te lo giuro, io ti amo tanto, voglio solo stare con te.  Ma poi invece beveva sempre.

E sempre mi chiedeva scusa perché mi amava, sì, mi amava veramente. Solo che era fatto così. Ed è per questo che non lo lasciavo. Perché mi amava. Però io mi sentivo tanto sola, niente più amiche, niente più palestra. Era troppo geloso. Mi diceva Cucciola sei troppo bella senza di me non vai da nessuna parte. Ma poi insieme non andavamo da nessuna parte. Niente cene con gli amici, niente cinema. Niente. Tornava all’ora di cena. Io preparavo sempre le cose che gli piacevano di più, mettevo l’incenso all’ingresso, accendevo le candele. Mangiava velocissimo, chiedendomi alla fine di ogni piatto ma non c’è altro?E parlava pochissimo. Io invece gli raccontavo tutto quello che avevo fatto, detto, pensato. Mi dicevo è questione di carattere, io sono così aperta, solare, chiacchierona. Lui invece è così. Solo questo. Era fatto così. E poi certe volte usciva e tornava ubriaco. Se non usciva si metteva sul divano cambiando canale in continuazione. Gli dicevo ma dai vediamo un film, qualcosa. Non mi rispondeva neanche e così me ne andavo a letto presto.

Ecco, si, mi sentivo tanto sola, anche se lui mi amava. Insomma è proprio perché mi sentivo sola che ho incominciato a pensare a te. Mi immaginavo che con te tutto sarebbe cambiato, tu lo avresti cambiato, sarebbe stato un papà dolcissimo, di quelli teneri, pasticcioni ma affettuosissimi. Avrebbe smesso di uscire, di bere, di picchiarmi e di prendermi senza la mia volontà. Avremmo fatto l’amore vicino a te teneramente addormentato nella tua culla. Saremmo stati una vera famiglia.

E ho smesso di prendere la pillola.

I campi sono tutti bianchi, la brina gelata sembra aver steso merletti sui rami spogli degli alberi, sulle siepi, sui tetti delle case. Una volta l’inverno non mi piaceva, ora invece si. Perché è questa la stagione in cui crescerai dentro di me, diventerai forte e a primavera potrò finalmente vedere il tuo fascino. Su terrazzi e balconi e giardini è tutto uno sfavillio di luci intermittenti. Una volta non mi piacevano, ora invece si. Perché penso a quando metterò le luci sull’albero per te, quando lo vedrai per la prima volta, quando troverai i regali che ti avrà portato Babbo Natale. Immagino le tue guancette  arrossate dall’emozione e dalla gioia.

Lo avevo immaginato diverso questo Natale.

Avevo fatto l’albero e il presepe. Avevo preparato una cena buonissima, apparecchiato con la tovaglia della nonna, i bicchieri a calice. Avevo comprato lo spumante quello buono. Mi ero messa il vestito scollato che gli piaceva tanto. Avevo deciso di dirglielo dopo cena. Sai amore, anche noi saremo una vera famiglia, come Giuseppe e Maria. Anche io ho nel mio ventre il miracolo della vita. È arrivato tardissimo, già ubriaco. Ma dove sei stato è la vigilia di Natale. Ma da quand’è che ti importa del Natale e quanti soldi hai speso per tutte queste cazzate a me non me ne importa proprio niente del tuo Natale ho fame e basta.

Ha mangiato tutto, velocemente e in silenzio come sempre.

Ci puoi credere?  Mi sono sentita improvvisamente serena, ho capito quello che dovevo fare.

Ogni volta che svuotava il bicchiere glielo riempivo di nuovo. E di nuovo. Di nuovo.
Non saremo mai una famiglia.
Ancora un bicchiere amore.
Non c’è posto per te nella sua vita.
Ancora un goccio?
Non c’è posto per me nella sua vita.
Che ne dici di un bicchierino di grappa?
Quando è crollato a terra sono uscita.
C’è posto per noi due insieme, piccolino mio.
Ci sono tutti i posti liberi in questo treno che attraversa la campagna gelata. Ci sta portando lontano. Noi due insieme.
Grazie, piccolo Bambino.
Buon Natale.

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Carla Oliva

Carla Oliva

Carla insegna storia dell’arte, le piacciono cinema, teatro, fotografia, elefanti.