Viaggio al Centro della Terra

Novembre 20, 2019
Novembre 20, 2019 Gabriele Pastori

Jules Verne scrisse il suo romanzo nel 1864 e, come  per le altre suo opere, non si può non riconoscere in lui un genio ed un precursore non solo del romanzo fantascientifico ma anche di una sapiente unione tra elementi scientifici e pura fantasia. Effettivamente in Viaggio al centro della Terra gli elementi di fantasia prevalgono abbondantemente sulla verosimiglianza scientifica: già al tempo di Verne era ben noto che non sarebbe stato possibile per gli esseri umani sopportare le condizioni di un simile viaggio. In molti casi la fantascienza di Jules Verne è stata superata dalla realtà: basti pensare ai viaggi lunari o al raggiungimento delle profondità oceaniche, ma per quanto riguarda la nostra esplorazione delle profondità del nostro pianeta siamo ben lontani dal raggiungerne veramente il centro.

Fatta eccezione per pochi fortunati astronauti e cosmonauti, la maggior parte di noi esseri umani ha vissuto la propria intera esistenza sulla superficie del pianeta che chiamiamo Terra e che è la nostra casa nell’Universo. Vi siete mai chiesti cosa c’è al di sotto dei nostri piedi? In qualunque punto della superficie terrestre ci troviamo, se guardiamo in basso, il centro della Terra si trova a circa 6370 km (la distanza esatta dipende in effetti dal punto in cui abitiamo perché la Terra non è una sfera perfetta).

Lo studio delle profondità del nostro pianeta, a ben guardare, non ha nulla da invidiare all’avventura del Professor Otto Lidenbrock nel romanzo di Verne; nel corso di secoli di ricerca scientifica, ipotesi che erano considerate solo fantasiose speculazioni da parte della comunità scientifica si sono rivelate la corretta interpretazione della movimentata storia del nostro pianeta. Se osserviamo un comune mappamondo o un planisfero ancora oggi ci appare evidente la quasi perfetta sovrapposizione tra le coste del Sudamerica e dell’Africa occidentale e proseguendo questo gioco come in un puzzle noteremo che la sovrapposizione delle coste di aree remote della Terra sono un fenomeno “globale”. Diversi studiosi avevano già notato questa curiosa particolarità ed alcuni di loro avevano ipotizzato che, in un passato remoto, i vari pezzi del puzzle dovessero trovarsi uniti. Quando Alfred Wegener nel 1912 presentò la sua Teoria della Deriva dei Continenti, la maggior parte della comunità geologica non accettò le conclusioni dello studioso tedesco. Wegener era principalmente un meteorologo e quindi un outsider per la comunità di geologi e geofisici e forse è anche per questo che le sue teorie furono spesso accantonate come fantasiose speculazioni. Ancora nel 1955 Charles Hapgood (uno storico) negava con forza che la deriva dei continenti fosse una realtà ricevendo l’avallo niente di meno che di Albert Einstein (che ne supportò le conclusioni e scrisse la prefazione di una delle sue opere). Eppure Wegener aveva ragione. Oggi le prove che supportano lo spostamento dei continenti cono considerate schiaccianti, mentre le opere di Hapgood non ricevono grandi attenzioni da parte della comunità scientifica e sono anzi spesso prese a supporto di fantasiose derive pseudoscientifiche. Oggi non solo la Deriva dei Continenti è considerata come un fatto assodato, ma possediamo anche una convincente spiegazione del meccanismo con cui funziona, ma per comprenderlo dobbiamo tornare al nostro immaginario viaggio verso il centro della Terra.

Illustrazione a cura di Laura Filippucci, presente nel libro “Viaggio al Centro della Terra” (Edito da EDT – Giralangolo)

Una tecnica per conoscere la composizione e la struttura interna della Terra è quella di…scavare, o meglio perforare dei pozzi esplorativi. Al momento il record di profondità (sebbene esistano perforazioni più lunghe) appartiene ancora al Pozzo Superprofondo di Kola (Kola Superdeep Borehole) e si attesta a 12262 m, una distanza maggiore dell’altezza del Monte Everest (8848 m) o della profondità dell’Abisso Challenger, nella fossa delle Marianne (da 10898 m a 10929 m). Dall’analisi dei campioni prelevati dal pozzo di Kola sono state ricavate preziose informazioni scientifiche che ci hanno permesso di approfondire la nostra conoscenza della struttura interna della Terra e sono anche emersi fatti inaspettati come la presenza di acqua a profondità in cui si riteneva impossibile e il raggiungimento di temperature ben superiori a quelle attese per quelle profondità (180°C contro i circa 100°C attesi). La realizzazione di un’impresa come questa, anche considerando che alcune fasi del  progetto furono avvolte dalla tipica aura di segretezza che avvolgeva il mondo al di là della Cortina di Ferro degli anni ’70 (i lavori iniziarono il 24 maggio 1970 e terminarono nel 1992), portò anche alla curiosa proliferazione di alcune leggende metropolitane, come quella che i ricercatori avrebbero raggiunto una cavità sotterranea da cui i microfoni avrebbero captato niente di meno che le urla dei dannati… sì proprio i dannati dell’inferno. Pare proprio che nessun campo dello scibile umano sia immune dal nostro desiderio di immaginare complotti e storie soprannaturali!

Convenzionalmente l’interno della Terra si suddivide in: crosta terrestre, mantello (superiore ed inferiore) e nucleo (interno ed esterno). La crosta terrestre, sulla cui superficie viviamo noi, si estende fino ad una profondità variabile dai 5 ai 70 km (è più sottile in corrispondenza dei fondali oceanici e più spessa nelle aree continentali) e, fino ad ora, le perforazioni non si sono mai spinte oltre i limiti delle crosta. Al di sotto si trova il mantello che si estende fino a quasi 3000 km di profondità e rappresenta lo strato più spesso. È proprio nel mantello che hanno luogo i lenti movimenti convettivi (come quelli che si verificano in una pentola piena d’acqua sul fornello di casa, in cui l’acqua riscaldata sale e quella fredda scende verso il basso) che sono alla base della deriva dei continenti e di quella che oggi è comunemente nota come Tettonica delle Placche. Il nucleo terrestre può essere considerato come una enorme sfera di metallo (soprattutto ferro e nichel); in particolare, la parte esterna del nucleo è fluida e quella interna solida (o comunque con un’altissima viscosità). È proprio nella parte esterna del nucleo che si ritiene abbia origine il campo magnetico terreste. La spiegazione dettagliata di come il campo magnetico venga generato esula dai nostri scopi, ma vi basti sapere che gli elementi necessari per spiegare il meccanismo oggi accettato sono la presenza di un fluido in grado di condurre la corrente elettrica ed il fatto che questo fluido sia in movimento, caratteristiche che si ritiene siano entrambi presenti nel nucleo terrestre.

Gli studi sulla struttura del nostro pianeta ci hanno permesso di elaborare teorie anche su altri corpi del nostro sistema solare; si pensa ad esempio che anche pianeti giganti gassosi come Giove possiedano un campo magnetico grazie ad un meccanismo simile a quello ipotizzato per la Terra. Nel caso di Giove il fluido conduttore in movimento potrebbe essere costituito da idrogeno allo stato metallico.

Come sempre, lo studio scientifico del mondo che ci circonda rivela aspetti sorprendenti che non smetteranno mai di soddisfare la nostra curiosità, quella stessa curiosità stimolata dai mondi fantastici descritti da Jules Verne nel suo Viaggio al centro della Terra

Illustrazione a cura di Laura Filippucci, presente nel libro “Viaggio al Centro della Terra” (Edito da EDT – Giralangolo)

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Gabriele Pastori

Gabriele Pastori

Gabriele, di professione chimico. Quando esce dal laboratorio si avventura tra grotte e montagne con uno sguardo al cielo, alle stelle e ai viaggi spaziali.