Delitto a lu centro de lu munnu (parte III)

Novembre 18, 2019 Arianna Ciancaleoni

Mi vennero a chiamare all’Hotel Posta, il mattino dopo. Per fortuna era poco lontano da Villa Adelaide. In realtà, il commissario cercava Poirot ma dovetti, sconsolato, ammettere di non avere più sue notizie dal giorno precedente.
Era successo qualcosa di incredibile e la notizia sarebbe stata mantenuta segreta fin quando possibile, ma avevo poche speranze: le domestiche, anche quelle italiane, raramente sanno tenere la bocca chiusa su ghiotti pettegolezzi, soprattutto se macabri.
Mentre accompagnavo il commissario alla villa mi voltai verso la stazione e vidi arrivare Poirot. La sua camminata stramba sarebbe stata riconoscibile in una folla piena di gente, e tra mille volti avrei ritrovato quel sorrisetto compiaciuto.
Stavo per dargli la triste notizia, ma lui mi anticipò: “Hastings, mon ami! So già tutto, non vi affannate. Andiamo subito a Villa Adelaide!”.
“Scusatemi, ma chi vi ha avvertito?” chiesi, ingenuamente.
“Ma nessuno, è chiaro! Io… so! Cosa credete che sia partito a fare? L’hanno già identificato, il nuovo cadavere?”.
Evitai di sorprendermi, ormai lo conoscevo, e non aggiunsi altro, perché altro non sapevo.

La salma era stata lasciata così com’era, per permettere tutte le rilevazioni successive, aspettando anche Poirot per il suo accurato esame.
Si trattava del cadavere di un uomo, vestito piuttosto elegantemente, pugnalato alla schiena, anche in questo caso, ma anche al volto. Trovammo lì il medico legale che ci diede, però, una diversa interpretazione di quanto era accaduto.
“Sono quasi certo”, disse, “che la morte non sia riconducibile alla pugnalata. In realtà, quest’uomo era già morto, credo per una crisi epilettica. E ritengo che sia accaduto ben più di quarantotto ore fa.”

Ero completamente spiazzato da queste ultime rivelazioni, tanto quanto Poirot ne era invece compiaciuto.
Il commissario intervenne raccontandoci dove e quando era stato trovato il cadavere, in che condizioni e chi l’aveva visto per tentare un riconoscimento. La signora Dominici era restata impassibile e nessun altro aveva avanzato ipotesi tranne Giulia Martin, la figlia della vicina. Disse che le sembrava il vagabondo che si aggirava intorno a casa loro da qualche tempo. Ipotizzò che tenesse sotto controllo le abitazioni per derubarle.
Nella mia mente cominciai a pensare che potesse essere quella, la figura su cui il signor Dominici ci aveva chiamato a investigare. Ovviamente, preferii tacere.
Lasciammo il medico finire il suo lavoro e uscendo, passeggiammo per il giardino, senza una destinazione che mi sembrasse evidente.
“Allora? Dove siete stato e soprattutto… cosa siete andato a fare? “chiesi a Poirot, che fremeva dalla voglia di raccontarmi le sue scoperte.
“Oh, mon ami, mi sono servito delle mie vecchie conoscenze in polizia… e della bigliettaia della stazione! “annunciò. “Sapete, per esempio, che monsieur Alfredo era già a Foligno, la sera in cui il padre è stato ucciso? “esclamò, col chiaro intento di sorprendermi.
“Davvero? E come avete fatto a…”
“La bigliettaia ricordava benissimo di aver visto passare un bel ragazzo come Dominici, Hastings. E penso che se lo ricordino in parecchie, da queste parti…”
Cercai di cogliere cosa stesse insinuando ma non ci arrivai.
“In ogni caso, al momento non ci interessa molto il signor Dominici, quanto un’altra donna di nostra conoscenza…” disse, mostrandomi il ritaglio di un vecchio giornale francese.
L’articolo era piuttosto lungo, e titolava “Mme Dupont è un’assassina?”. Ma quello che più mi sconvolse fu la foto della signora in questione: era evidentemente un’istantanea dell’indisponente signora Martin, la vicina del signor Dominici.
“Come… come avete fatto a scoprire… tutto ciò?”  esclamai, strabuzzando gli occhi.
“Fu un caso molto complesso, Hastings… ogni investigatore degno di questo nome dovrebbe conoscerlo e appena ho visto Madame Martin, mi si sono subito attivate le celluline grigie, mon ami…e ho potuto avere conferma che fosse proprio lei!”.
Visto che, com’era ovvio, non conoscevo il caso Dupont, Poirot si sedette e mi spiegò tutto. Mme Dupont, oltre vent’anni prima, divenne tristemente famosa in Francia per un delitto in tutto e per tutto simile a quello del signor Dominici.
Era sposata con un uomo molto più anziano di lei e avevano una figlia di pochi mesi.
Si vociferava però che lei avesse una relazione con George Millet, un giovane avvocato che frequentava casa loro per gli affari del marito.

Un giorno, la domestica trovò la porta spalancata, la signora Dupont legata al letto e il marito lì accanto, pugnalato al cuore. Una volta liberata, la donna raccontò alla polizia che erano stati derubati da due russi, che cercavano documenti importanti di suo marito e, non trovandoli, l’avevano assassinato. Dopo innumerevoli indagini, non venne trovata traccia dei due misteriosi assassini, ma venne invece arrestata la signora Dupont. Il caso diventò celebre: la giovane moglie, così affascinante e incantevole, accusata di aver ucciso il marito. Molti provarono pena anche per la sorte della figlioletta.

Le indagini smantellarono la versione della signora Dupont e si affermò che era stata proprio lei a orchestrare tutto, insieme all’avvocato Millet.

Venne emesso un mandato di cattura per Millet che, però, aveva avuto la lungimiranza di sparire.

Iniziarono poi a circolare le voci per cui la signora Dupont avesse assunto dei sicari per liberarsi del marito, perché aveva in realtà una relazione con un milionario americano che, raggiunto dai giornalisti, confessò di essersi invaghito di lei ma di essere estraneo ai fatti.

Quando il processo si stava avviando alla fine, arrivò una lettera al Procuratore della Repubblica. Era di Millet, che confessava il delitto e accusava la sua amante di averlo istigato a uccidere, facendogli credere di aver subito dal marito maltrattamenti a non finire.
Ora, però, che aveva saputo che lei aveva anche un altro amante, non aveva più motivo di difenderla.
Lei, di fronte a questo, ritrattò di nuovo, dicendo che era stato Millet a irrompere in casa sua, uccidere il marito, e minacciarla di non dire nulla, altrimenti l’avrebbe accusata di essere complice.
Nonostante la versione della signora Dupont facesse acqua da tutte le parti, la recita che condusse fu memorabile: col viso pieno di lacrime menzionò la figlia abbandonata e la sua reputazione rovinata… cosa avrebbe fatto la bambina senza di lei? E come sarebbe cresciuta, con una madre in carcere? Non aveva accusato Millet solo perché lo amava! E invece, lui, l’aveva tradita così!”

Fu un tale trionfo di eloquenza e persuasione che venne assolta e poi, ovviamente, sparì dalla circolazione insieme alla figlia.

“Continuo a non capire cosa c’entri questo con il nostro caso… La signora Dominici sapeva tutta questa storia e si è ispirata? Ha inventato tutto? È lei l’assassina?” chiesi a Poirot una volta che mi ebbe raccontato tutta la storia.

“Dimentica, Hastings, che c’è un’altra persona scomparsa in questa storia… non c’era forse qualcuno che la signora Dupont, o Martin, se preferisce, stava ricattando?”
“Il signor… Oh! Il signor Dominci… il signor Millet!”
“Proprio così, mon ami. Ecco svelato il misterioso passato della nostra vittima. Nessun sudamericano rabbioso, ma una agguerrita signora francese pronta a vendicarsi!”

“E, quindi, è lei l’assassina?”

“Ho ragione di pensare che la signora Martin si limitasse a ricattare Monsieur Dominici… che ragione avrebbe avuto di ucciderlo, se poteva spillargli tranquillamente soldi ogni volta che voleva, minacciandolo di rivelare che altri non era che il suo ex amante?”
“E allora, chi…?”

“Non è ancora il momento di rivelare la verità. Andiamo a fare due passi in centro, per schiarirci le idee e riflettere su tutti gli elementi che abbiamo finora.”
Mi portò al Caffè Sassovivo, un locale molto elegante di via del Corso, poco lontano dal nostro albergo.
“Hastings, ora vedrà davvero quello che le ho solo raccontato.”

Mi indicò un biliardo al centro della stanza, con un birillo in mezzo.
“Secondo la leggenda è questo, il centro del mondo.”
“Quel birillo?” esclamai, sorpreso. “Mi aspettavo qualcosa di molto più solenne!”.

“C’è una cosa che mi sfugge, Poirot… ma perché, con tutti i posti del mondo in cui scappare, il signor Dominici è venuto proprio a Foligno? Ed è andato a incappare proprio nella signora Dupont? È una coincidenza troppo esagerata, non trovate?”
“Il signor Dominci è stato sicuramente sfortunato, questo sì. Ma d’altra parte, mon ami… per essere sicuri di nascondere qualcosa, non c’è posto migliore che sotto gli occhi di tutti…e quale luogo migliore del centro del mondo?”

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Arianna Ciancaleoni

Arianna Ciancaleoni

Scrivana. Legge, scrive, ricomincia.