La fonte riconquistata

Novembre 12, 2019
Novembre 12, 2019 Redazione

Intervista a Leonardo Tacchi

Non appena attraversiamo il cancello, che qui tengono a dirci “rimane sempre aperto a tutti” magicamente ci sembra di entrare in un altro mondo. E pensare che siamo solo a una manciata di chilometri dal centro di Foligno, ciò nonostante la sensazione è quella di trovarci in una vera e propria oasi. La vegetazione appare improvvisamente più rigogliosa, di un verde intenso e brillante, la montagna che poco prima faceva da sfondo, diviene presenza costante, quasi incombente. Ma è solo una volta percorso il chilometro e mezzo che ci separa dallo stabilimento di Sassovivo che sentiamo la sua presenza, il magnetismo e il fatale richiamo di colei che è “materia della vita, matrice, madre e mezzo”: l’acqua. Le stesse sensazioni che afferma di aver provato Leonardo Tacchi, socio fondatore e vera e propria spina dorsale della Fonti di Sassovivo SpA, quando nel 2013, risalendo a piedi la montagna, si trovò di fronte un edificio semidistrutto, circondato da migliaia di cassette di plastica abbandonate e bottiglie sparse in ogni dove. In quel disastro informe di macerie, quasi fosse un moderno “rabdomante”, riuscì a sentirla, ne percepì lo scorrere e ne immaginò la purezza ancora intatta. Riparti così l’avventura ultra centenaria delle Fonti di Sassovivo.

Leonardo dove ci troviamo e che storia dobbiamo conoscere?

Siamo in un luogo storico per Foligno e i folignati. La scoperta delle proprietà curative e benefiche della pura acqua di Sassovivo risale a diversi secoli fa. Nel 1890 il Dott. Alfredo Massenzi acquista la Grotta dell’Orso, da cui gli viene raccontato sgorga dal “vivo sasso” un’acqua dalle proprietà particolari. Massenzi  intuisce immediatamente le potenzialità della fonte e la sottopone all’esame dei tecnici dell’università di Perugia. I risultati saranno eccellenti e per tantissimi anni, grazie alle virtù terapeutiche e ai suoi effetti “taumaturgici”, quella di Sassovivo diverrà l’acqua di Foligno, venduta in farmacia e distribuita addirittura nell’ospedale della città. Poi via via negli anni l’abbandono, il degrado, fino a quando nel 2013 nasce l’idea di restituire alla collettività questo patrimonio d’inestimabile valore.

Ecco, raccontaci meglio come avviene questa rinascita.

A dire il vero quasi per caso! Ricordo ancora quando, percorrendo la stradina che porta allo stabilimento, mi sono imbattuto in una scena raccapricciante. Un caos totale di macerie, immondizia e cassette di plastica abbandonate. Quell’immagine mi ha fortemente impressionato e nella mia testa è nata l’idea di mettere insieme comuni cittadini in un progetto che doveva nascere dal basso, per recuperare il sito e tentare di rimettere quest’acqua di nuovo in una bottiglia. Su diciannove persone interpellate diciotto hanno accettato la sfida, investendo in prima persona e tengo a precisare a fondo perduto, in questo ambizioso proposito. Abbiamo costituito una Srl immobiliare nel 2015 e acquistato lo stabilimento, casa Massenzi, un rudere posto a mille metri di altitudine e oltre 180 ettari di bosco. Da qui è partita la bonifica dello stabilimento, la costruzione del parco, uno dei primi in Italia dotati di altalena per disabili e nel 2016 l’istallazione degli erogatori dell’acqua a km 0 collegati direttamente alla sorgente che oggi, grazie ad una card, permettono a chiunque di usufruire liberamente di questo preziosissimo bene. Nel 2017 abbiamo poi allestito il punto ristoro e iniziato a lavorare a quello che è sempre stato un sogno: riprendere l’attività d’imbottigliamento. Ci siamo riusciti e attualmente produciamo ben cinque formati diversi di acqua, tutti rigorosamente e orgogliosamente in vetro. Queste attività hanno completato la prima fase d’interventi, permettendoci di raggiungere l’obbiettivo primario che ci eravamo posti: restituire questo luogo alla gente di Foligno.

Cosa prevede la seconda fase?

Abbiamo molte iniziative in cantiere. In primo luogo l’acqua di Sassovivo comincia a farsi notare nelle case e soprattutto in tantissime realtà commerciali, ristoranti, bar, hotel in Italia e anche all’estero. La scelta di puntare sulla qualità e l’eccellenza ha permesso alla nostra acqua di ritagliasi una piccola nicchia di mercato. Ci sono poi almeno altri cinque progetti che mirano alla valorizzazione del sito e del territorio. Stiamo mappando con il GPS tutti i 180 ettari di bosco che circondano la sorgente. L’intento è creare una cartografia dei sentieri presenti da mettere a disposizione di chiunque voglia utilizzarli a piedi, a cavallo o in mountain bike: Sassovivo diverrebbe chiaramente il centro di questa area, fungendo da punto di partenza, di arrivo e di ristoro. Abbiamo in mente di trasformare casa Massenzi in un vero e proprio centro fisioterapico legato al concetto di termalismo. C’è poi un gran lavoro da fare con le scuole: siamo all’interno di un sito d’interesse comunitario denominato “ Lecceta di Sassovivo” in cui i giovani potrebbero studiare il ciclo dell’acqua e l’enorme biodiversità di fauna e flora presente. Per non parlare poi del sogno di trasformare la fonte in un vero e proprio polo di studi rivolto ai benefici della natura sulla salute dell’uomo. Insomma, ancora tanto da fare, sempre con lo spirito e l’entusiasmo che ci ha animato fin dal primo momento. Infine ultimamente alla società Fonti di Sassovivo SpA abbiamo voluto affiancare un’associazione che gestisce e coordina le moltissime attività, dal cinema all’aperto alle escursioni, oltre a tutti gli eventi che si svolgono durante l’anno.

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Tornando indietro nel tempo, chi è stato il primo che ha ri-assaggiato l’acqua di Sassovivo?

Sono stato io il primo a riassaggiarla in quanto dove sono gli erogatori, prima c’erano delle scalette con una piccola cannella in basso dove storicamente si veniva a prendere l’acqua. Ma quando siamo arrivati la prima volta, e tutto era immerso nel degrado, il rumore dell’acqua comunque era vivo perché ovviamente non ha mai smesso di sgorgare. Allora ho provato a berla, senza sapere se fosse buona oppure no e nel momento in cui capii che, nonostante non ci fosse un processo di imbottigliamento, l’acqua era comunque pura, ho capito che il mio obiettivo era quello di renderla nuovamente fruibile.

Quali sono state le sensazioni?

Sentire quest’acqua scorrere mi riportava indietro di quarant’anni, a quando mio nonno mi accompagnava a prenderla. Allora mi sono detto: come è possibile che un’acqua cosi curativa, con queste caratteristiche, sia stata lasciata a morire in questo modo. Proprio questo mi ha dato la spinta per provare ad avventurarmi in questa difficile ma splendida realtà.

Una testimonianza particolare che ti ha dato la conferma di essere riuscito a far qualcosa di grande?

Ne ho due in mente: ancora non imbottigliavamo ma avevamo già gli erogatori, un pomeriggio venne una famiglia con un bambino in carrozzina, averlo visto giocare nelle nostre giostre (tutte collaudate per portatori d’handicap) mentre i genitori riempivano le bottiglie d’acqua è stata un’emozione molto forte perché eravamo ripagati degli sforzi fatti e della linea tenuta: volevamo che Sassovivo fosse nuovamente aperta a tutti  e quel ragazzino che giocava simboleggiava il coronamento di questa sfida. Un altro ricordo è di una famiglia americana che è transitata per le nostre fonti, e dopo aver sentito la storia della nostra rinascita, non ha esitato a fare una cospicua donazione per la nostra causa,  e questo ci ha fatto capire che il messaggio che volevamo lanciare riguardo all’acqua e al rispetto della natura è stato recepito.

Con una stretta di mano ci congediamo da Leonardo. Durante tutta l’intervista non abbiamo potuto fare a meno di notare il gran via vai di gente che è passata, chi con cassette piene di bottiglie da riempire, chi per prendere un caffè e godere del fresco del bosco, alcuni semplicemente per fare due chiacchiere in compagnia. Segno che le Fonti di Sassovivo sono veramente rinate e tornate a essere un luogo d’incontro, di benessere e di riscoperta di valori eterni. Un grazie ci sembra poca cosa, questo articolo è il nostro umile e modesto contributo.


a cura di Enrico Falchi e Alessio Vissani

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