Il corpo del disegno

Settembre 7, 2019
Settembre 7, 2019 Carla Oliva

“Omar Galliani. Il Corpo del Disegno” è la mostra presente negli spazi espositivi del CIAC, Centro per l’Arte Contemporanea di Foligno, fino al 13 ottobre. Dagli anni Settanta ad oggi, la mostra, curata dall’avvocato Italo Tomassoni, ripercorre le principali tappe artistiche di Galliani, attraverso una cinquantina di opere. Galliani, nato nel 1954 a Montecchio Emilia dove tuttora vive e lavora, si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Bologna ed insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Numerosissime, ormai, le sue esposizioni presso i maggiori centri espositivi dell’arte contemporanea, sia in Italia che in Europa. E, a partire dagli anni Ottanta, in America, Russia, Cina, Colombia, Cile.
Il titolo della mostra è perfetto per farci comprendere immediatamente lo stile dell’artista, conosciuto come il “maestro indiscusso del disegno italiano”. È infatti il disegno la sua cifra distintiva, la sua tecnica, ciò che costituisce e dà senso alle sue opere, la componente essenziale di tutto il suo lavoro. A partire dalla sua formazione, che si nutre dapprima dell’apporto storico ed iconografico del Rinascimento emiliano della Parma del Correggio, per proseguire poi con gli studi accademici fiorentini. Ma per i maestri della grande tradizione rinascimentale italiana, il disegno è il mezzo per comprendere, possedere e dominare una realtà a misura d’uomo. Per Galliani, invece, il disegno diventa esso stesso l’opera, il suo Corpo. Non è la preparazione ad altro, non è cartone, non è progetto, non schizzo. Non lo usa per “annunciare” qualcos’altro, ma, semmai, per “rivelare” altro; il supporto, per esempio. Galliani sceglie grandi tavole di legno di pioppo sbiancate le cui venature, determinate dal taglio del legno stesso, o dalla sua età, le rendono diversissime l’una dall’altra. Passando e ripassando, la matita incontra quelle che lui chiama incidenti, le porosità del legno che non vengono coperte da strati di gesso come si faceva anticamente, ma che sono invece accolte, trasformate esse stesse in qualcosa che sembra doversi ancora mutare, come cosa viva. È in atto una sorta di sublimazione, di riscatto, della materia, a partire dalla grafite e dal carboncino usati dall’artista come strumenti, e che appartengono al mondo minerale; per arrivare all’interazione con il supporto, il pioppo, che appartiene al mondo vegetale. Ne deriva una sorta di stratificazione di mondi che, appunto, continuano a vivere, a respirare. Una delle opere esposte si intitola proprio Respiro, presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2008. Una gabbia toracica è sospesa in un vuoto spazio nero, punteggiato dalla “luce”del legno sottostante, una sorta di respiro che sembra pervadere lo spazio universale. Lo stesso soffio invisibile che fa fremere la delicata pelle del collo di Berenice, che, nei volti di donna di Nuove anatomie, solleva i fili sottili dei capelli, si nasconde tra le ciglia, esce dalle labbra socchiuse.
Non possiamo fare a meno di respirare profondamente quello stesso soffio, ed accorgerci che l’aria, all’interno del Museo, ha un odore diverso dal solito. Sono le grandi tavole di pioppo a rilasciare
l’odore di legno che pervade tutti gli spazi. Il senso dell’olfatto ci consente, così, una percezione dell’opera che travalica le sensazioni puramente visive.

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Carla Oliva

Carla Oliva

Carla insegna storia dell’arte, le piacciono cinema, teatro, fotografia, elefanti.