Delitto a lu centro de lu munnu (parte I)

Giugno 3, 2019 Arianna Ciancaleoni

Avrei dovuto farci l’abitudine, ormai.Eppure, ogni volta che vedevo quel guizzo negli occhi di Poirot, un brivido mi correva lungo la schiena. Quando, durante la colazione, mi porse la lettera, non potevo neanche immaginare quale avventura ci stesse aspettando.
“Hastings, mon ami, guardate qua! Siete mai stato in Italia?”

Non credevo ai miei occhi: quella che lessi con avidità non era altro che una richiesta d’aiuto in piena regola!

 Egregio Signor Poirot,
ho urgente bisogno di Voi. Ho incombente necessità di un investigatore e mi è giunta voce della Vostra fama, portandomi a ritenere che siate la persona giusta. Sono a conoscenza di un segreto che mette in pericolo la mia vita e, per ragioni che Vi spiegherò di persona, preferisco non coinvolgere la polizia. Ogni Vostra richiesta economica sarà esaudita: se sarete così gentile da accettare e da telegrafarmi l’orario del Vostro arrivo, manderò domani stesso un’auto a Calais a prenderVi. Sarà un lungo viaggio ma Vi ricompenserò fino all’ultimo centesimo.

In fervente attesa di riscontro,
Ennio Dominici

“Davvero intendete accettare?” chiesi, pur sapendo chePoirot non si sarebbe fatto scappare l’occasione di dimostrare la sua abilità nei casi più impossibili.
Probabilmente, a una prima occhiata, nessuno avrebbe dato fiducia a quel tipo piccolo e tarchiato,  dalla testa a forma di uovo e dagli incredibili, quasi ridicoli, baffetti neri. Di certo il suo carattere vanesio e irritante non aiutava a farsi benvolere, ma la sua sagacia aveva varcato i confini inglesi, addirittura fino all‘Italia!

“Hastings, potrei mai rifiutare? Dev’essere davvero un segreto consistente, per chiamare un investigatore dall’Inghilterra, non credete?”
Ero d’accordo. La mattina dopo eravamo sul traghetto diretti a Calais. Poirot fugò ogni mio dubbio riguardo la veridicità della lettera con uno dei suoi commenti taglienti, che mi ridusse al silenzio: “Voi siete ciò che gli scozzesi definiscono fey: un presagio di disastri.”
Quando, però, arrivammo a destinazione e non trovammo nessuno ad attenderci, vidi il mio amico vacillare, per riscuotersi subito dopo. Avremmo preso il treno, disse. “Non importa quanto ci vorrà, Hastings. Ho un brutto presentimento: dobbiamo arrivare a Foligno prima possibile!E poi, ricordate: abbiamo carta bianca! Ci faremo rimborsare tutto all’arrivo.”
Con questa consapevolezza giungemmo, dopo quello che mi sembrò un tempo infinito, alla stazione di Foligno: per fortuna, la tanto agognata Villa Adelaide era poco lontana, per cui ci incamminammo a piedi. Un ampio viale alberato, via Trento e Trieste, si spalancò avanti ai nostri occhi, incorniciato da villette di costruzione recentissima.
“Non immaginavo che potesse essere un luogo così incantevole” dissi, quasi mormorando, ma Poirot mi sentì e sospirò. “Non sapete proprio nulla, mon ami! In realtà siamo appena arrivati al centro del mondo!” declamò, alzando le braccia al cielo. Avevo paura che stesse farneticando, ma poi riprese la valigia e proseguì. “Vi spiegherò tutto al momento opportuno, venez vite!”. Mentre mi perdevo a osservare la magnificenza dei giardini e l’opulenza delle fontane, sbirciando oltre l’imponente cancellodi Villa Adelaide, un poliziottoci fermò.
“Vietato entrare” ci annunciò, solenne.
“Abbiamo un appuntamento con MonsieurDominici” asserì fieramente Poirot.
“Mi dispiace, ma sarà impossibile: è stato assassinato questa notte!”

Poirot arriva a viale Trento e Trieste (illustrazione di Ivan Cavini)

 Nessuno, tuttavia, fermava Poirot: riuscimmo in breve tempo a farci ricevere dal commissario incaricato delle indagini.
“La vostra presenza cambia tutte le carte in tavola!” esclamò.
“La vittima era arrivata a prevedere il suo omicidio! La storia si complica ancora…” aggiunse, raccontandoci poi per filo e per segno quanto erano riusciti a scoprire fino ad allora.
“Questa mattina la domestica è andata, come
sempre, a svegliare la signora e l’ha trovata legata e imbavagliata a letto. Il signor Dominici, invece, è stato ritrovato poco dopo, pugnalato alla schiena, in uno degli scavi che stanno facendo per le nuove fontane dietro alla villa. Il cadavere era semisepolto, a faccia in giù. La signora era in evidente stato confusionale, ma è riuscita a riferire che due uomini mascherati sono entrati nella stanza in piena notte, l’hanno immobilizzata e hanno trascinato via il marito.”

“Chi altro era presente in casa, stanotte?” chiese Poirot. Lo conoscevo così bene da poter vedere già le sue celluline grigie, come amava definirle, in intensa attività.
“Solo la domestica. Il figlio è fuori città e l’autista in ferie.”

Ci spiegò che i signori Dominici avevano trascorso molti anni in Sud America, poi avevano deciso di tornare in Italia per trascorrere la vecchiaia in serenità, ma non era andato tutto come previsto.
Poirot ringraziò e restò meditabondo finché non arrivò la domestica, chiamata per essere interrogata. La testimonianza non sembrò aggiungere nulla di rilevante, a parte un vassoio con un dolce che ci disse essere tipico della zona, la rocciata. Poirot non la degnò di uno sguardo, ma io invece, che non toccavo cibo da ore, mi fiondai su più di una porzione: mele, frutta secca, spezie profumate. Per un attimo dimenticai perfino dove fossi, finché la domestica non menzionò che la sera prima una donna era andata a trovare il signor Dominici.

Une femme?” chiese Poirot, riaccendendosi, anche lui, improvvisamente.
“Una donna!” ribadì la domestica, guardandolo quasi con disprezzo. “Spesso riceveva la vicina, la signora Martin” continuò, come se volesse insinuare qualcosa, ma non aggiunse altro.
“Siete sicura che fosse lei anche ieri sera?” chiese il commissario.
“Oh, non sono stata io ad aprirle, in realtà. È andato direttamente il signor Dominici, maè molto probabile che fosse di nuovo lei…”
“Conoscete, per caso, il motivo di questi incontri così frequenti?”
“Oh, non mi interesso mica degli affari degli altri, io!” rispose scandalizzata, affrettandosi però ad aggiungere che, curiosamente, nell’ultimo periodo la signora Martin sfoggiava abiti più eleganti e sembrava molto più propensa a spendere e spandere.

Poirot le chiese se non avesse notato o sentito qualcosa di insolito durante la notte, ma lei negò. Quando fu congedata si voltò e, con un’uscita di scena davvero teatrale, dichiarò: “Non lasciatevi fregare dalla signora Martin, mi raccomando… è una strega, quella!”.
“Abbiamo motivo di credere che il signor Dominici avesse una relazione con questa signora Martin, per caso?” chiese Poirot al commissario.
“In realtà, nel suo soprabito abbiamo trovato questa lettera”rispose l’altro, porgendogli un foglio di carta stropicciato.

Amore mio,
perché non mi hai più scritto? Mi hai dimenticata?
Ti prego, scrivimi prima possibile! Non farmi temere che ci sia un’altra tra di noi! Preferirei ucciderti pur di non lasciarti a lei! E lo sai che ne sarei capace…

Ti amo

A.

“Non una, ma ben due amanti!” esclamai, trangugiando ancora un pezzo di rocciata.
Poirot mi guardò
e alzò gli occhi al cielo.
“Non ci sono altre lettere in giro, n’est – ce pas? Dalla stessa persona, magari, o qualche documento interessante
sul passatodi MonsieurDominici?”
“Niente, a parte il nuovo testamento della vittima datato un paio di settimane fa, in cui lascia gran parte del patrimonio alla moglie ed esclude quasi completamente il figlio. Ecco, questo ci sembra davvero interessante!”annunciò il commissario, fregandosi le mani.
Bien!” esclamò Poirot, non particolarmente colpito. “Che ne dite, allora, di mostrarmi questo cadavere?”

[continua…]

***Ogni riferimento a persone esistenti, esistite o fatti realmente accaduti è puramente casuale. La storia è liberamente ispirata al romanzo Aiuto, Poirot!di Agatha Christie.***

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Arianna Ciancaleoni

Arianna Ciancaleoni

Scrivana. Legge, scrive, ricomincia.