[Speciale Festa di Scienza e Filosofia 2019] Intervista a Miriam Redi

29 Aprile, 2019 Gabriele Pastori

Intervista a Miriam Redi

Miriam Redi è una Ricercatrice scientifica per Wikimedia Foundation.

Tu sei un’esperta nell’estrazione di informazioni dati, anche io mi sono documentato su di te per questa intervista, ma è sempre preferibile ascoltare le informazioni dalla voce del diretto interessato. Ti chiedo quindi di presentarti di raccontarci la tua carriera, i tuoi interessi, di farci insomma una tua piccola presentazione.

Grazie mille per questa occasione, il giornale è bellissimo e sono molto contenta di questa intervista.
Mi chiamo Miriam Redi e sono nata ad Ivrea, vicino a Torino. Mi sono specializzata in una branca dell’informatica al Politecnico di Torino e sono poi andata a fare il dottorato in Francia in una disciplina relativa all’intelligenza artificiale e più nello specifico nell’elaborazione digitale delle immagini per il riconoscimento di oggetti presenti nelle immagini. Ad esempio, riconoscimento di facce, di animali e di forme particolari. Successivamente ho deciso di non intraprendere la carriera accademica e sono andata a lavorare come ricercatrice per varie aziende private ed ora, da un anno e mezzo, lavoro come ricercatrice in una organizzazione no profit che si chiama Wikimedia Foundation ed è la fondazione che aiuta a gestire progetti di enciclopedia on-line, in particolare Wikipedia; forniamo diversi servizi e infrastrutture, aiuto per la raccolta di fondi ed innovazione tecnologica con un gruppo di ricerca del quale faccio parte.

 

La nostra rivista, Chiaroscuro, si basa proprio sui contrasti, sui lati positivi e negativi del mondo che ci circonda ed io volevo proprio farti un intervista seguendo questa “filosofia”. Ci dicevi che ti sei specializzata nella branca dell’intelligenza artificiale che si occupa del riconoscimento digitale delle immagini. L’aspetto “chiaro”, documentandoci sul tuo lavoro, scopriamo che una parte del tuo impegno è dedicata al riconoscimento delle immagini per associarle ad altri contenuti, come potrebbero essere le voci di Wikipedia. Progetti come Wikipedia sono, a mio avviso, all’avanguardia nel favorire la condivisione della cultura e della conoscenza, sforzandosi di farlo nella maniera più ampia e democratica possibile; dal punto di vista “scuro”, e cioè quello dei potenziali problemi e rischi relativi a queste tecnologie, l’applicazione dell’intelligenza artificiale al riconoscimento facciale crea ad esempio dei problemi di privacy: si potrebbe ad esempio identificare una persona che passeggia per le vie di una città. Cosa ne pensate voi addetti ai lavori?

Il nostro compito, come scienziati, è quello di sviluppare nuove tecnologie. Come tutte le tecnologie, queste possono essere utilizzate per scopi più o meno nobili. In generale penso che la volontà, anche a livello di imprese più grandi, sia quella di sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale giuste, giuste nel senso etico del termine, ed al servizio di tutti.
Sulla parte di riconoscimento facciale non posso commentare in maniera approfondita, ma quello che so dal punto di vista tecnico è che la tecnologia attuale non riesce ancora ad arrivare ad una granularità tale da riconoscere una persona che cammina per strada, semplicemente perché non ci sono abbastanza dati per insegnare ad un modello per insegnare a distinguere, ad esempio, una delle cinquantotto milioni di facce che girano per l’Italia.
Servono molti esempi di facce per “istruire” un sistema di intelligenza artificiale ed è difficile raccogliere questi dati. Alcune aziende sono proprietarie dei dati relative ai propri utenti, ma non li condividono per evidenti ragioni di privacy. Le tecnologie che stimo sviluppando imparano da dati, dati raccolti da esseri umani.
A volte questi dati si portano dietro problemi tipicamente umani. È successo ad esempio che algoritmi di riconoscimento facciale avessero dei tratti non propriamente razzisti ma quasi e cioè che non riuscissero a riconoscere facce di persone non bianche. Queste cose non devono succedere, come non dovrebbero succedere nella vita reale (si spera). Stiamo cercando, tra gli scienziati e le organizzazioni che si occupano di questo lavoro, di evitare che ci siano ingiustizie ed ineguaglianza anche nel mondo degli algoritmi.

 

Per quanto riguarda un discorso più ampio sull’intelligenza artificiale, nonostante gli innumerevoli vantaggi che essa presenta e che forse non possiamo neanche immaginare, e questo rappresenta lato chiaro dell’intelligenza artificiale, c’è anche un lato scuro: alcuni scienziati e grandi menti hanno mostrato profondi timori per lo sviluppo incontrollato di intelligenze artificiali avanzate e con ampi poteri decisionali. Ti spaventa uno scenario apocalittico tipo Terminator o Matrix oppure pensi che questi timori siano eccessivi? O magari che non sia possibile fare previsioni? Qual è la tua opinione personale?

Quando è arrivata la televisione, la televisione spaventava, anche il cinema spaventava, la radio spaventava per vari motivi. Poi, piano piano, come società, siamo riusciti ad integrarci, più o meno in armonia, con queste nuove tecnologie che continuano ad avere degli aspetti positivi: la televisione ha unificato l’Italia, ha insegnato agli italiani a parlare, a scrivere.
Da un altro punto di vista ha anche insegnato delle cose che non sono tra le più etiche che posso immaginare come insegnamento. Allo stesso modo l’intelligenza artificiale può spaventare, può spaventare anche gli scienziati stessi, in dipendenza anche da quale aspetto dell’intelligenza artificiale stiano studiando.
Dal mio punto di vista sto assistendo ad una realtà in evoluzione e, come scienziato, vedo tutti gli aspetti che non funzionano, e sono tante le cose che non funzionano. Da questo punto di vista non riesco a spaventarmi molto. Alla fine tutto si riduce all’intelligenza umana ed a quanto l’intelligenza umana sia in grado di sviluppare tali tecnologie.
L’uomo riesce ancora a dominare perfettamente queste tecnologie e, anzi, nonostante la nostra volontà di aumentare l’intelligenza di questi sistemi, questi ultimi non diventano più intelligenti e non funzionano ancora come vorremmo.
Per adesso non vedo un futuro apocalittico, forse anche perché faccio parte di quel gruppo che Umberto Eco chiamerebbe gli Integrati (Umberto Eco, Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, NdR). Capisco che dall’altra parte l’intelligenza artificiale possa spaventare; siamo qui, come scienziati, anche per limitare queste paure.

Gabriele Pastori insieme a Miriam Redi

Il tuo punto di vista è perfettamente chiaro, e del resto Marie Curie diceva che “Niente nella vita va temuto, dev’essere solamente compreso. Ora è tempo di comprendere di più, così potremo temere di meno.” È quindi fondamentale sollevare questo velo di ignoranza che è uno dei motivi dei nostri timori, ed è proprio quello che fai tu con il tuo lavoro e la tua partecipazione ad eventi come la Festa di Scienza e Filosofia. Ti chiedo ora un parere da scienziata, ma anche tuo personale, su un tema che mi rendo conto essere delicato: attualmente ci sono tante realtà anche a livello politico e di governo che utilizzano approcci antiscientifici e irrazionali. Anche se non parliamo di casi specifici, concorderai che questo fenomeno si riscontra in molte realtà in giro per il mondo. Tu lavori ad un progetto che si prefigge lo scopo diametralmente opposto: la diffusione della conoscenza. Come vivi anche dal punto di vista personale questa deriva antiscientifica e irrazionale così diffusa in tante realtà?

La risposta è: male, sicuramente male! Proprio ieri spiegavo agli studenti, durante il mio intervento, come il metodo scientifico sia pervaso, ad ogni stadio, dal dubbio. Dal dubbio sulla realtà che ci circonda, dal dubbio su quanto possiamo fare e soprattutto dal dubbio sulle fonti da cui arrivano le nostre informazioni. Io, diciamo per difetto professionale, non riesco a concepire un discorso del tipo “l’olio fa meglio del burro” senza che mi venga fornita una fonte scientifica che provi tale affermazione.
Una cosa che stiamo facendo per aiutare le persone per accedere ad una conoscenza che sia affidabile è cercare di capire, tramite sistemi di machine learning, dove mancano le fonti negli articoli di Wikipedia. Essendo il lavoro completamente manuale (ci sono duecentocinquantamila editor che ogni giorno cercano controllare quello che viene scritto, scrivono cose nuove etc.), per aiutarli a trovare aree di contenuto che hanno bisogno di fonti migliori stiamo utilizzando tecniche di apprendimento artificiale per cui, dato il testo di una frase, si possa individuare la necessità di una fonte. A livello globale è molto più semplice non andare a cercare le fonti e quindi affermare una cosa un giorno, ed il suo contrario il giorno dopo. Questo è il nostro piccolo modo di aiutare.

 

Grazie di avere condiviso il tuo parere. Lasciami dire che fa piacere intervistare una persona che possa finalmente spiegarci, di prima mano, che significa quando vediamo, in una voce di Wikipedia, l’affermazione che “La voce non contiene le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti”. Un’ultima domanda: quali erano i tuoi sogni quando eri piccola, immaginavi la carriera che hai poi fatto? Quante delle cose che sognavi da bambina hai realizzato? Molte menti brillanti del nostro tempo e del passato hanno affermato che la realizzazione dei propri sogni d’infanzia abbia contribuito in maniera fondamentale hai propri successi. Com’è andata per te da questo punto di vista?

Io da piccola volevo fare l’astronauta. Avevo una passione per la scienza e per la scoperta. Poi, il contesto in cui sono cresciuta, chiaramente, ha influenzato questa iniziale passione per la scienza. Io sono nata ad Ivrea, oltre al Carnevale delle Arance (che voi avete raccontato con delle bellissime foto nel vostro giornale), è anche chiamata La città dell’informatica perché nel secolo scorso era la grande sede mondiale della Olivetti, ed io sono “figlia” della Olivetti: fin da piccola ho avuto computer in giro per casa, ora è normale, ma al tempo non era così comune.
Mi piaceva tanto avere la possibilità di esplorare nuove cose, giocare con i videogiochi, anche leggere le prime enciclopedie su cd-rom, Omnia 98, non so se la ricordate… Io passavo intere giornate su Omnia 98! Ero molto affascinata sia dall’aspetto multimediale del computer, sia dalla possibilità, per tutti, di accedere alla cultura, anche attraverso internet. Piano piano, il mio sogno di diventare astronauta si è quindi trasformato in qualcos’altro… e ne sono contenta.

 

É stato un grande piacere averti qui e ti ringraziamo tantissimo per essere stata con noi ed aver risposto alle nostre domande. Vuoi aggiungere qualcosa?

Sì, ancora due cose. La prima: quello che vediamo su Wikipedia è il risultato del lavoro di tantissimi volontari che scrivono ogni giorno ed hanno dei sistemi di autoregolazione che qualche giornalista che qualche giornalista ha rilevato essere un ottimo esempio di democrazia che potrebbe essere uno spunto anche per altre realtà. Tutto il merito nella realizzazione di Wikipedia va a questi volontari e noi siamo felici di aiutarli in questo lavoro. Secondo: volevo ringraziarvi tutti, e volevo ringraziare Foligno: questo evento è meraviglioso, la città è meravigliosa e… Si mangia benissimo! Da piccola, avrei tanto voluto avere un evento come la “Festa di Scienza e Filosofia” nella mia città. È molto importante, soprattutto per i giovani, essere esposti a questo tipo eventi. Grazie ancora a tutti.

www.festascienzafilosofia.it

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Gabriele Pastori

Gabriele Pastori

Gabriele, di professione chimico. Quando esce dal laboratorio si avventura tra grotte e montagne con uno sguardo al cielo, alle stelle e ai viaggi spaziali.