[Speciale Festa di Scienza e Filosofia 2019] Intervista a Antonio Brunori

18 Aprile, 2019 Chiara Partenzi

Intervista a Antonio Brunori

Antonio Brunori è segretario Generale PEFC (Sistema internazionale di certificazione di gestione forestale sostenibile).


Lei da bambino aveva un sogno: diventare “il dottore degli alberi”. Con il passare degli anni e confrontandosi con una realtà che non sempre è positiva, cos’è rimasto di quel bambino che sognava? Questo sogno è ancora intatto o è cambiato?

Il sogno è intatto e non si finisce mai di crescere. Anche a 54 anni bisogna continuare a farlo e il mio sogno è quello di aiutare, di contribuire ogni giorno al miglioramento così come quel piccolo colibrì che con una goccia d’acqua cercava di spengere un incendio. Io ho una certezza: se noi continuiamo a guardare al passato e al futuro senza fare qualcosa nel presente, non saremo mai protagonisti della nostra vita.

 

Cosa si intende per sostenibilità della gestione boschiva?

Si produce un legname permettendo al capitale naturale di rimanere intatto e di crescere e alla componente sociale dell’ecosistema, cioè all’uomo, di lavorare. Quindi ci vuole un equilibrio tra produzione, protezione e socialità.
In Italia il 10% dei boschi è certificato con la nostra organizzazione PEFC. Ciò vuol dire che c’è qualcuno che si impegna a fare un piano di gestione e così impara a conoscere la risorsa, sa che deve tagliare meno di quanto cresce, deve avere personale preparato e con dispositivi di sicurezza, deve conoscere flora e fauna e sapere che c’è anche bisogno di turismo e sport ma sempre nel rispetto della natura.

 

Quali sono i vantaggi e le peculiarità di questo progetto?

Avere una certificazione vuol dire avere un marchio e quindi entrare nel mercato con un valore aggiunto a livello di marketing, avendo più visibilità, una migliore reputazione e grande qualità.
Gestire un bosco in maniera sostenibile, cioè investire più soldi, significa anche avere un ritorno in immagine. In più esistono delle gare di appalto pubbliche che obbligano l’uso di legname certificato e a quel punto si ha già un mercato indirizzato.

 

Come si sceglie il tipo di pianta da andare a monitorare?

Per l’esperimento “tree talker” noi abbiamo scelto piante in funzione della loro rappresentatività: qual era la specie più numerosa, quella più interessante dal punto di vista biologico e quella più interessante dal punto di vista economico. I dati che nascono da questo progetto degli “alberi parlanti” ci permettono di avere delle informazioni sullo stato di salute, sulla crescita e sulla reazione al cambiamento climatico delle specie più rappresentative, sia dal punto di vista botanico che economico.

Chiara Partenzi insieme ad Antonio Brunori

Per quanto riguarda la sensibilità al tema del cambiamento climatico, com’è la situazione in Italia?

Riguardo ciò abbiamo due dati: da una parte c’è l’attuale economia che sembra non accorgersi del problema, dall’altra abbiamo l’alto numero di giovani che hanno partecipato allo “Sciopero Mondiale per il Futuro”. C’è questa differenza ed è giusto che i giovani protestino, che vogliano essere protagonisti del loro futuro. Quindi il problema è che la generazione di chi sta al governo non si sta assumendo la responsabilità di attuare un cambiamento, mentre i giovani ce lo chiedono giustamente con insistenza.
Nel 1965 la Terra aveva una produzione più che sufficiente per la popolazione mondiale e nel 1971 la popolazione ha cominciato a consumare più di quanto la Terra producesse. Oggi abbiamo già consumato tutto ciò che la Terra ha prodotto e stiamo intaccando il capitale naturale, quindi dobbiamo cambiare e ognuno deve fare il proprio dovere. Bisogna divulgare cultura in questa società consumistica, perché è solo attraverso di essa, attraverso la bellezza e l’arte che la nostra società può sopravvivere.

 

Una prospettiva per il futuro riguardo la sostenibilità ambientale?

È difficile, perché io cerco di trasformare il futuro nel presente, di rendere un obbligo attuale ogni scelta che abbia una conseguenza futura. La prospettiva è che ognuno di noi sia consapevole del proprio impatto sulla Terra e che provi a ridurlo di almeno la metà. Solo facendo così riusciremo ad avere un futuro.

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Chiara Partenzi

Chiara Partenzi

Chiara, una laurea in editoria e la passione per lo sport e le filastrocche in rima.